Tanzania / Omosessualità

A partire dalla prossima settimana, il responsabile regionale di Dar es Salaam, Hon Paul Makonda, darà inizio a una campagna di repressione contro gay, o presunti tali, sul territorio distrettuale. Lo ha annunciato lunedì scorso, invitando la popolazione a segnalare eventuali sospetti.

«Il comportamento omosessuale calpesta i valori morali dei tanzaniani e delle nostre due religioni, cristiana e musulmana», ha detto Makonda, 36 anni, cristiano devoto e alleato del presidente John Magufuli. Quest’ultimo è stato spesso criticato per il mancato rispetto della democrazia e della libertà di espressione, e perché ha recentemente provveduto a chiudere le cliniche per la cura dell’aids, in quanto sospettate di “promuovere l’omosessualità”.
Makonda ha detto di aspettarsi critiche dall’estero per la sua linea dura, ma ha aggiunto «Preferisco fare arrabbiare quei paesi, piuttosto che Dio».

Il sentimento anti-gay in Tanzania rispecchia le leggi stesse dello Stato, risalenti all’epoca coloniale inglese, che puniscono le relazioni tra persone dello stesso sesso e prevedono pene che, per i maschi, possono variare da trent’anni di carcere all’ergastolo. Human Rights Watch ha più volte accusato la polizia di violazioni dei diritti umani e di molestie sessuali contro cittadini accusati di essere omossessuali.

Come parte della prolungata repressione della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender (LGBT) nel paese, la scorsa settimana il governo ha vietato l’importazione e la vendita di lubrificanti sessuali.

A settembre 2017 sono state arrestate 20 persone nell’arcipelago di Zanzibar e altre 12 – tra cui due sudafricani e un ugandese – all’inizio di ottobre di quest’anno proprio a Dar es Salaam.

Secondo quanto denunciato da Amnesty International, l’omosessualità è illegale in 33 dei 54 stati africani ed è punibile con la morte in Mauritania, Somalia, Sudan e nel nord della Nigeria. (The East African)