Sulla Tanzania aleggia ancora lo spettro delle proteste e delle sanguinose repressioni di polizia ed esercito avvenute in occasione delle elezioni generali del 29 ottobre. Tanto che ieri il neo primo ministro Mwigulu Nchemba ha annunciato l’annullamento delle previste celebrazioni del 64° anniversario dell’indipendenza, il 9 dicembre, sostenendo che i soldi così risparmiati saranno usati per riparare le proprietà governative danneggiate durante le turbolenze post-elettorali.
Il 9 dicembre, intanto, le opposizioni invitano la popolazione a tornare in piazza, in quella che definiscono “la madre di tutte le proteste” contro il governo, denunciando un voto manipolato dal partito al potere, Chama Cha Mapinduzi (CCM), e l’uccisione di centinaia di cittadini durante i cinque giorni di blocco di Internet e di lockdown, imposto a Dar es Salaam ed esteso a tutto il paese durante e dopo le elezioni.
Inchieste giornalistiche screditate dal governo
Un uso spropositato della forza letale confermato da un’inchiesta della CNN che ha documentato con l’analisi di immagini satellitari, video geolocalizzati, analisi audio forensi e resoconti di testimoni, esecuzioni arbitrarie di un numero imprecisato ma elevato di manifestanti in gran parte disarmati.
I morti sarebbero almeno 3mila, secondo quanto denunciato dalle opposizioni e da gruppi panafricani della società civile, mentre il governo non ha mai reso noto il numero di vittime.
Nella sua inchiesta la CNN riporta prove evidenti di obitori – in due ospedali, a Mwanza e Dar es Salaam – traboccanti di cadaveri e immagini satellitari coerenti con segnalazioni di fosse comuni in un angolo remoto del cimitero di Kondo, a nord di Dar es Salaam, dove secondo fonti locali dei giovani sarebbero stati pagati per scavare e seppellire i corpi.
Il media indipendente tanzaniano The Chanzo parla anche di un “aumento segnalato di convogli funebri in varie aree e a livello di quartiere in regioni come Mbeya, Songwe e Arusha”.
Simili inchieste sono state realizzate nelle scorse settimane anche da altri autorevoli media internazionali come BBC, Al Jazeera e Deutsche Welle, tutte bollate dal governo come “resoconti unilaterali” e “non in linea con i principi e l’etica del giornalismo”. Ma le immagini, tutte verificate, di decine di cadaveri ammassati sono inconfutabili.
Nella sua dichiarazione il portavoce del governo, Gerson Msigwa, ha addirittura denunciato una campagna internazionale di “guerra dell’informazione” e “incitamento all’odio”, volta a danneggiare la fiorente economia e il settore turistico del paese.
“Sabotaggio economico orchestrato da attori stranieri”
In una conferenza stampa ieri, il primo ministro Nchemba, senza fornire prove a supporto delle sue dichiarazioni, ha inoltre etichettato i danni causati dalle violenze dei manifestanti contro centinaia di sedi istituzionali e di privati come un atto calcolato e coordinato di “sabotaggio economico”, progettato da non meglio identificati attori stranieri armati per destabilizzare la nazione.
Un primo segnale di diffidenza è arrivato dalle commissioni del Parlamento europeo che si sono opposte al piano della Commissione europea di stanziare 156 milioni di euro in fondi per lo sviluppo in Tanzania nel 2026. Una decisione, motivata dalle preoccupazioni per l’”arretramento democratico” del paese.
Proprio il timore di ripercussioni negative sugli investimenti esteri nel paese, in seguito al clamore internazionale sollevato dalla violenta repressione, avrebbe spinto l’amministrazione della presidente Samia Suluhu Hassan – eletta con quasi il 98% dei consensi in votazioni che sia l’Unione Africana che la SABC hanno definito “non eque né democratiche” – a istituire una commissione d’inchiesta.
Commissione composta in gran parte da alti funzionari governativi e di sicurezza in pensione, e presieduta dall’ex presidente della Corte Suprema Mohamed Chande Othman, che le opposizioni ritengono non possa essere imparziale.
Chiesta un’indagine alla CPI per crimini contro l’umanità
Intanto lo scorso 13 novembre una coalizione internazionale di avvocati e gruppi per i diritti umani ha depositato un documento di 82 pagine in cui si chiede alla Corte penale internazionale (CPI) di aprire un’inchiesta che faccia piena luce sui presunti crimini contro l’umanità commessi durante i disordini.
Un’altra denuncia è stata invece presentata all’Alta Corte dall’ordine degli avvocati della Tanzania (Tanganyika Law Society) contestando l’incostituzionalità del controverso coprifuoco imposto dalla polizia.
Nel frattempo, la repressione di polizia, iniziata già prima delle elezioni, si è intensificata da metà novembre con decine di arresti in tutto il paese di membri del principale partito di opposizione, CHADEMA, di influencer e creatori di contenuti su TikTok e di amministratori di gruppi WhatsApp, accusati di aver pianificato e incitato disordini.