Tanzania

Nei giorni scorsi il presidente della Tanzania John Magufuli, ha difeso il suo progetto di costruzione di una diga per la produzione di energia elettrica sul fiume Rufiji, all’interno della riserva naturale di Selous (Selus Game Reserve), un’area protetta di 50mila chilometri quadrati, dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco nel 1982 e in merito alla quale la stessa istituzione ha espresso “gravi preoccupazioni”.

Lo scorso dicembre il governo ha assegnato un contratto da 3 miliardi di dollari a una ditta egiziana per la costruzione dell’impianto da 2.100 megawatt, fulcro della presidenza Magufuli da quando è stato eletto nel 2015.

Minimizzandone l’impatto ambientale, il presidente ha detto che la diga fornirà energia ai tanzaniani che vivono vicino alla riserva – un paradiso per elefanti, rinoceronti neri, ghepardi e giraffe – dissuadendo così le comunità locali dall’abbattimento degli alberi per ottenere carburante a basso costo. «Voglio rassicurare tutti, questo progetto mira a promuovere l’ambiente», ha detto Magufuli all’inaugurazione di un nuovo parco nazionale nel nord-ovest della Tanzania. Inoltre, ha aggiunto «occupa solo una piccola parte della riserva, il tre percento dell’area totale».

Una contraddizione, in realtà, se si considera che il governo del presidente lo scorso novembre ha liberalizzato la caccia grossa in numerose riserve naturali del paese.

Magufuli ha insistito sul fatto che la diga non solo soddisferà il fabbisogno nazionale di energia elettrica, ma fornirà anche un surplus per l’esportazione verso i paesi limitrofi.
Solo il 2% delle popolazioni rurali e il 39% degli abitanti delle città hanno accesso all’elettricità in Tanzania, secondo le cifre delle Nazioni Unite.

Ma l’Unesco ha ripetutamente chiesto che l’impianto venga demolito, dicendo che è “incompatibile” con lo status di Patrimonio dell’umanità, guadagnato per essere una delle più vaste aree selvagge rimaste in Africa, nota per l’ecosistema straordinariamente ricco, grazie alla concentrazione di boschi, foreste pluviali e paludi.
Nel 2014, il bracconaggio di elefanti ha indotto l’Unesco a collocare la riserva nella sua lista dei Patrimoni mondiali in pericolo. (Africanews)