Tanzania / Politica

Più di cento gruppi della società civile hanno denunciato, mercoledì, violazioni “senza precedenti” dei diritti umani e democratici da parte del governo di John Magufuli.

Centocinque organizzazioni hanno firmato una dichiarazione che riporta “numerosi casi di violazione dei diritti, senza precedenti nella storia del paese”, incluse “aggressioni, torture e sparizioni forzate di attivisti, giornalisti, leader politici e semplici cittadini”. Hanno anche avvertito che “le tensioni all’interno del paese stanno coinvolgendo sia la libertà di espressione che quella di stampa” denunciando il “soffocamento della democrazia” tramite “elezioni irregolari e macchiate di sangue che mettono in pericolo la pace nazionale”.

Al centro delle loro preoccupazioni è il tentato omicidio, lo scorso settembre, di Tundu Lissu, legislatore dell’opposizione attualmente in ospedale a Bruxelles, di cui il governo è accusato di essere il mandante.

La dichiarazione cita anche i casi del giornalista tanzaniano Azory Gwanda, scomparso in novembre dopo aver denunciato una serie di omicidi e l’omicidio di uno studente di 22 anni per mano della polizia, avvenuto la settimana scorsa mentre le forze dell’ordine tentavano di reprimere una manifestazione politica.

I gruppi hanno chiesto l’istituzione di una Commissione elettorale indipendente, in vista delle prossime elezioni, che si terranno nel 2020, e di un organismo autonomo composto dai rappresentanti della società civile, dai media e dai gruppi religiosi, per investigare sugli incidenti avvenuti durante le ultime elezioni.

“Sarebbe un grave errore consegnare quest’indagine alla polizia, implicata in questi incidenti” dicono i gruppi della società civile, esortando le forze dell’ordine a “smettere di schierarsi” e a non ricorrere ad “un eccessivo uso della forza”.

Già lo scorso 12 febbraio, la Chiesa cattolica della Tanzania aveva denunciato violazioni dei principi democratici e delle libertà di espressione da parte del governo, accusandolo di mettere in pericolo “l’unità nazionale”.

Chiamato il “bulldozer”, John Magafuli è salito al potere nel 2015 come colui che avrebbe dovuto combattere la corruzione. È, però, sempre più criticato per la sua leadership autoritaria e per le repressioni contro l’opposizione e la libertà di espressione. (News24)