Tanzania: ancora minacce di sfratto per i maasai - Nigrizia
Ambiente Pace e Diritti Politica e Società Tanzania
Due commissioni governative confermano l’espulsione delle comunità dalla zona del Serengeti e consigliano di procedere anche in quelle del Ngorongoro e del lago Natron
Tanzania: ancora minacce di sfratto per i maasai
25 Marzo 2026
Articolo di Bruna Sironi, da Nairobi
Tempo di lettura 4 minuti
La comunità maasai della Tanzania protesta contro le deportazioni governative nel settembre 2024

Non c’è pace, e neppure giustizia, per i maasai della Tanzania.

Da ormai una decina di anni sono vittime di violazioni gravissime del diritto alla terra su cui vivono da generazioni, un diritto spesso riconosciuto anche da titoli di proprietà ufficiali, rilasciati dalle stesse autorità che ora hanno deciso di scacciarli.

Sono stati sfrattati con la forza da località su cui il governo del paese ha imposto provvedimenti per lo sviluppo del turismo, spesso esclusivo e di gran lusso, inteso come opportunità di aumentare di diversi punti il PIL del paese, e dunque da portare a casa ad ogni costo.

Oggetto della revisione dell’uso del territorio nazionale mete turistiche tra le più note al mondo: la zona del parco nazionale del Serengeti, il cratere del Ngorongoro, l’area del lago Natron.

Provvedimenti fortemente sostenuti da istituzioni come l’UNESCO e il WWF, che ancorati ad un concetto di protezione ambientale di stampo coloniale, vedono la presenza umana, e in particolare quella dei popoli nativi che ancora vivono delle risorse del territorio, come una minaccia, invece che come un’opportunità per la valorizzazione di saperi e tecniche tradizionali che hanno salvaguardato la biodiversità e l’ecosistema per secoli.

E che hanno tutto l’interesse a farlo anche ai giorni nostri. Tanto più se potessero avvantaggiarsi anche del lavoro, e dello sviluppo, portato dal turismo, soprattutto se ecosostenibile e responsabile, come sempre dovrebbe essere.

Dopo lo scandalo internazionale per la serie di sfratti forzati realizzati con l’uso di continue intimidazioni e gravi violenze nei confronti delle comunità residenti nelle zone destinate a controversi progetti per lo stoccaggio di carbonio e all’estensione delle attività turistiche – particolarmente conosciuta la località di Loliondo – la presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, ha incaricato due commissioni di studiare la situazione.

Anche, se non soprattutto, per cercare di evitare la perdita di consistenti finanziamenti, minacciata da donatori internazionali a causa delle politiche aggressive nei confronti delle comunità dei popoli nativi.  

Una commissione aveva il compito di esaminare i provvedimenti presi in passato. La seconda di orientare le future politiche governative nel settore. I rapporti non sono stati ancora resi pubblici, ma i risultati sono stati presentati ufficialmente in Tanzania nei giorni scorsi, dice un comunicato stampa di Survival International, e sono, da un certo punto di vista, sorprendenti, ma non del tutto inattesi, vista l’aria che si respira nel paese e l’importanza data allo sviluppo turistico nelle politiche governative.

Le commissioni, infatti, sostengono gli sfratti nella zona del Serengeti e consigliano di procedere anche nella zona del Ngorongoro, patrimonio mondiale dell’UNESCO, e in quella del lago Natron. Da notare che, nel caso del Ngorongoro, quando venne dichiarato patrimonio mondiale, era riconosciuto il diritto ancestrale dei maasai a viverci con il loro bestiame.

Sottolineano la necessità di ridurre la pressione sull’ambiente rappresentata dalla presenza delle comunità maasai.

Minacciano le organizzazioni della società civile locale che appoggiano le istanze maasai accusandole di “diffondere disinformazione o propaganda” e di essere “in conflitto con gli interessi governativi”.

Invitano caldamente a trasferire tutte le attività diverse dalla conservazione, cioè quelle dei maasai, e della popolazione rurale in genere, compresi i loro villaggi, fuori dalle zone dei parchi. Provvedimento caldamente sostenuto dall’UNESCO.

Chiedono la revoca del diritto legale dei masai a vivere nel territorio del Ngorongoro.

«Queste commissioni sono state una farsa, una messinscena ideata per dare una parvenza di legittimità alla violenta persecuzione dei maasai in Tanzania» ha dichiarato la direttrice generale di Survival International, Caroline Pearce. «Era ampiamente previsto che avrebbero approvato ulteriori sfratti: l’intero processo non fa che confermare che la ‘conservazione fortezza’ di epoca coloniale è ancora pienamente in vigore in Tanzania, con l’entusiastico sostegno dell’UNESCO».

Un leader maasai, che ha chiesto l’anonimato per questioni di sicurezza, ha osservato: «Veniamo incolpati per il degrado ambientale, mentre l’espansione incontrollata del turismo viene ignorata».

«Il trasferimento forzato… ha privato il nostro popolo dei suoi diritti fondamentali e della sua dignità. Rifiutiamo la prosecuzione di queste misure in qualsiasi loro forma, e condanniamo l’incapacità della Commissione di rispecchiare le voci, le realtà e i diritti del nostro popolo».

La storia, perciò, non è ancora finita. I maasai e gli altri popoli nativi della Tanzania, e di molti altri paesi, hanno ancora un estremo bisogno di far conoscere le loro lotte per i diritti umani basilari e di essere sostenuti dalla solidarietà internazionale.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Africae 2026