Tanzania

Centinaia di pastori Maasai sono rimasti senza una dimora nel nordest della Tanzania, al confine con il Kenya, dopo che le autorità di Loliondo, nei pressi del parco nazionale del Serengeti, hanno dato fuoco a 100 capanne nel villaggio di Ololosokwani, nel tentativo di evacuare le comunità pastorali locali. Secondo quanto riferito, inoltre, un giovane Maasai è stato colpito da un proiettile ed è ferito gravemente.

L’episodio è l’ultimo di una lunga serie di violenze contro questa popolazione che non accetta di abbandonare le proprie terre ancestrali come deciso dal governo, che intende istituire una riserva privata di 1.500 km ad uso esclusivo di un’azienda di Dubai che offre ‘pacchetti di caccia’ per i ricchi turisti degli Emirati Arabi Uniti.

Il piano, che prevede l’allontanamento di circa 30.000 persone, sta causando enormi problemi alla comunità Maasai, che dipende dalle erbe stagionali per l’allevamento del bestiame.

In seguito alle proteste – che avevano mobilitato anche la comunità internazionale con più di due milioni di firme raccolte a sostegno di una petizione pubblica contro l’azione – nel novembre 2014 l’allora presidente Jakaya Kikwete aveva promesso con un messaggio su Twitter che lo sfratto non avrebbe avuto luogo. Tuttavia la distruzione dei villaggi Maasai è continuata.
All’inizio di quest’anno, il primo ministro Kassim Majaliwa aveva costituito una commissione per investigare la controversia, ma la sua relazione deve ancora essere resa pubblica.

Quanto avvenuto di recente nel villaggio di Ololosokwani è rappresentativo delle crescenti tensioni in Africa orientale tra le popolazioni che vivono di pastorizia e lo sfruttamento del territorio per motivi economici. (BBC)