Sono cominciati in Tanzania i preparativi per le elezioni generali del 29 ottobre. Nei giorni scorsi la Commissione elettorale nazionale indipendente (INEC) ha reso pubblico il numero di elettori registrati: poco più di 37 milioni e 650mila, con un aumento del 26,55% rispetto al 2020, quando erano 29 milioni 754mila 699, su una popolazione complessiva di oltre 70 milioni e mezzo di abitanti.
Il presidente della Commissione, il giudice della Corte di Appello Jaji Jacobs Mwambegele, ha puntualizzato che, di questi, 36 milioni e 650mila sono nella terraferma e 1 milione 4.627 nell’isola di Zanzibar. Le donne sono la maggioranza (50,31%), seguite dagli uomini (49,69%). Le persone con disabilità sono invece 49mila 174. I giovani tra i 20 e i 29 anni sono 11 milioni e 800mila.
Il quotidiano tanzaniano The Chanzo fa però notare che il numero di elettori registrati supera la popolazione di tanzaniani di età pari o superiore a 16 anni registrata nel censimento nazionale condotto nell’agosto 2022, che era di 32 milioni 988mila 131.
Notevolmente inferiore è anche il numero di cittadini registrati al voto in occasione delle elezioni locali di ottobre 2024: 31 milioni 282mila 331, secondo i dati del ministero delle Amministrazioni regionali e dei Governi locali.
Intanto, in attesa dell’avvio ufficiale della campagna elettorale, il 28 agosto (chiusura il 28 ottobre), nel paese prosegue un’altra campagna, quella di intimidazioni e repressione del dissenso.
L’episodio più recente è avvenuto il 27 luglio nel distretto di Nkasi, nella regione occidentale di Rukwa, con l’arresto di 11 membri del principale partito di opposizione, Chadema, riuniti nell’abitazione di una parlamentare. L’accusa è di aver organizzato un raduno illegale.
In carcere dal 9 aprile scorso anche il leader storico di Chadema, Tundu Lissu, accusato di tradimento per aver incitato alla rivolta e per il tentativo di impedire lo svolgimento delle elezioni. Un reato che prevede la condanna a morte.
Il partito – che denuncia decine di arresti arbitrari, torture e omicidi di suoi funzionari nell’ultimo anno – ha deciso di boicottare il voto di ottobre, contestando la sudditanza della Commissione elettorale al partito al potere, Chama Cha Mapinduzi (CCM), e il sistema elettorale, predisposto per garantire, attraverso frodi, la vittoria di quest’ultimo, al governo dall’indipendenza nel 1963, e della sua leader, la presidente Samia Suluhu Hassan.