Terzo giorno di violente proteste oggi in Tanzania, in attesa dei risultati definitivi delle elezioni generali del 29 ottobre, che dovrebbero essere diffusi entro la sera del 1° novembre.
I manifestanti sono tornati in strada nella capitale commerciale Dar es Salaam, nonostante il coprifuoco decretato due giorni fa, e nelle altre principali città del paese, contestando la regolarità del voto e il fatto che si sia svolto senza la partecipazione dei candidati alla presidenza dei due principali partiti di opposizione.
Centinaia di giovani appartenenti a gruppi di opposizione, alla Generazione Z e a organizzazioni della società civile, si sono scontrati anche oggi con la polizia, sostenuta dall’esercito, intervenuti per disperdere la folla con lacrimogeni, idranti e colpi di arma da fuoco.
Amnesty International denuncia un uso sproporzionato della forza e parla di due morti, mentre a Reuters l’attivista per i diritti umani Tito Magoti ha dichiarato di aver ricevuto segnalazioni di almeno cinque persone uccise. Sempre Reuters riporta la testimonianza di una fonte diplomatica anonima, secondo cui ci sarebbero state almeno dieci vittime a Dar es Salaam.
Un paese in sospeso
Nel paese intanto, l’accesso a Internet, interrotto giorni prima e durante le elezioni, sembra essere tornato a intermittenza.
Da tre giorni tutti i ministeri, le agenzie e gli uffici regionali governativi sono chiusi e il personale lavora da remoto. Il governo ha anche rinviato la riapertura di college e università, prevista per lunedì 3 novembre.
L’ambasciata statunitense ha emanato un’allerta invitando i suoi cittadini di rimanere a casa e a non viaggiare sulle strade, avvertendo inoltre che molti voli internazionali sono stati cancellati. Notizia questa confermata dal governo britannico che oltre alla cancellazione dei voli da e per l’aeroporto di Dar es Salaam, avverte anche della temporanea chiusura dell’aeroporto di Arusha e di quello del Kilimangiaro.
Primi risultati parziali a favore della presidente
Ieri l’emittente statale, Tanzania Broadcasting Corporation, ha intanto iniziato a trasmettere l’annuncio dei primi risultati provvisori, che mostrano la presidente Samia Suluhu Hassan – succeduta a John Magufuli dopo la sua morte nel 2021 – vincitrice con una maggioranza schiacciante in diverse circoscrizioni.
Oltre al capo dello stato, gli elettori hanno votato anche per eleggere i 400 membri del parlamento nazionale, e il presidente e i legislatori dell’arcipelago semi-autonomo di Zanzibar, dove è stata schierata una massiccia presenza militare.
La presidenza del CCM riconfermata a Zanzibar
E a Zanzibar la commissione elettorale ha decretato ieri la riconferma, con il 78,8% dei voti, del presidente in carica, Hussein Mwinyi, esponente del Chama Cha Mapinduzi (CCM), il partito al potere dall’indipendenza nel 1961.
Anche nell’arcipelago l’opposizione ha denunciato “brogli massicci”.
Il parlamento europeo: “Una frode in atto da mesi”
Sulla stessa linea le prime dichiarazioni dei membri del parlamento europeo, le elezioni non sono state “né libere né eque”.
“Mentre i tanzaniani si recavano alle urne, la comunità internazionale assisteva con profonda preoccupazione”, si legge nella dichiarazione. “Quella che avrebbe dovuto essere una celebrazione della democrazia, si è invece svolta in un clima di repressione, intimidazione e paura. Queste elezioni non possono essere considerate libere e corrette. La frode non è iniziata alle urne: è in atto da mesi”.
I gruppi della società civile hanno chiesto l’annullamento del voto e la creazione di un governo transitorio di unità nazionale.
Una rabbia che monta da mesi
I mesi che hanno preceduto il voto sono stati segnati da una campagna di sparizioni forzate e arresti arbitrari e da un clima generale di repressione, intimidazione e di forte limitazione delle libertà di espressione e di stampa, tanto che quasi tutti i principali organi di informazione non hanno riportato e trasmesso le proteste scoppiate in tutto il paese.
Il leader storico del principale partito di opposizione, CHADEMA, Tundu Lissu, è in carcere dal 9 aprile e sotto processo con l’accusa di tradimento. Il partito che da mesi chiedeva radicali riforme della legge e della Commissione elettorali, a garanzia di democraticità, si è autoescluso dalla corsa dichiarandosi determinato a impedire lo svolgimento del voto con lo slogan “No riforme, no elezioni”.
Escluso anche il candidato alla presidenza del secondo partito di opposizione, l’ACT-Wazalendo, Luhaga Mpina, squalificato dalla Commissione elettorale, in seguito reintegrato dall’Alta Corte di giustizia, e poi nuovamente estromesso dalla Commissione.
Se vuoi approfondire la situazione generale della Tanzania ti segnaliamo il nostro dossier di ottobre.