Tanzania: vietato manifestare nel giorno dell’indipendenza - Nigrizia
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Il governo teme che si ripeta il drammatico scenario del giorno delle elezioni generali, il 29 ottobre, e dei quattro giorni successivi, quando centinaia di persone furono uccise dalla polizia
Tanzania: vietato manifestare nel giorno dell’indipendenza
05 Dicembre 2025
Articolo di Redazione
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La presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan

La Tanzania si prepara a celebrare il 65° giorno dell’indipendenza, il 9 dicembre, in un clima crescente tensione e repressione che rischia di estendersi anche ai paesi vicini.

Nelle previsioni degli attivisti, infatti, la giornata di mobilitazione in Tanzania indetta per il 9 dicembre dovrebbe essere accompagnata da una parallela mobilitazione di solidarietà in Kenya e forse anche in altri paesi della regione, come l’Uganda, attualmente in piena campagna elettorale per il voto di gennaio.

Dopo aver annunciato l’annullamento delle cerimonie ufficiali del 9 dicembre, però, l’amministrazione della neo-eletta presidente Samia Suluhu Hassan ha imposto il divieto di manifestazioni e raduni di piazza per quel giorno.

Il timore è che si ripeta il drammatico scenario del giorno delle elezioni generali, il 29 ottobre, e dei quattro giorni successivi, quando pacifiche manifestazioni di protesta si sono trasformare in violenti attacchi contro sedi istituzionali e private, dando vita a una repressione di polizia ed esercito che ha causato la morte di centinaia di persone.

Un massacro, compiuto con il favore di cinque giorni di lockdown diurno e il blackout di Internet, imposti dalle autorità, su cui indaga anche la Corte penale internazionale.

Proprio ieri, gli esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno condannato un “uso immediato e letale della forza” da parte delle forze di sicurezza, citando segnalazioni secondo cui agli agenti sarebbe stato ordinato di “sparare per uccidere” durante il coprifuoco.

Nel documento si parla di notizie di centinaia di esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e detenzioni arbitrarie di massa contro manifestanti, esponenti dell’opposizione e della società civile.

Almeno 700 persone sarebbero state uccise, ma stime di organizzazioni per i diritti parlano addirittura di migliaia di morti, con più di 1.700 arresti.  

Gli esperti riportano resoconti di corpi scomparsi dagli obitori, bruciati o sepolti in fosse comuni non identificate, denunciando che le famiglie che sono riuscite a identificare i resti dei loro parenti sarebbero state costrette a firmare false dichiarazioni per recuperarli.

“Il governo deve fornire informazioni sulla sorte e sul luogo in cui si trovano tutte le persone scomparse e garantire l’identificazione e la degna restituzione delle salme alle loro famiglie”, affermano i funzionari ONU.

Intanto, in vista di una nuova ondata di proteste, le autorità hanno aumentato la repressione con decine di arresti di esponenti dell’opposizione, attivisti, creatori di contenuti e utenti dei social media.

Nel comunicare il divieto di manifestare, ieri la polizia ha avvertito che chiunque proverà a farlo sarà arrestato, invitando i cittadini a evitare gruppi online che “incitano alla violenza” e a denunciare persone sospette.

Un messaggio che è stato diffuso anche attraverso SMS inviati sia dalla polizia che dall’autorità per le comunicazioni (Tanzania Communications Regulatory Authority – TCRA).

Intanto già da oggi diverse zone di Dar es Salaam, epicentro delle proteste di ottobre, sono pattugliate da poliziotti e militari armati.

Proprio a Dar es Salaam la presidente, eletta con il 98% dei voti, ha tenuto un discorso il 2 dicembre, nel quale ha esposto chiaramente la lettura del suo governo degli avvenimenti post elettorali.

Samia ha sostenuto che quanto accaduto non fossero manifestazioni di protesta – contro lo stesso governo, la repressione pre-elettorale e contro l’esclusione dal voto delle opposizioni – ma una rivolta orchestrata da non meglio definite entità esterne con l’intento di rovesciare il governo.

Per questo, ha aggiunto, l’uso della forza da parte della polizia è stato necessario.

“I nostri giovani sono stati condotti in piazza e costretti a cantare una canzone che non capiscono”, ha detto la presidente.” È stato detto loro che quello che è successo in Madagascar dovrebbe accadere anche qui”, ha aggiunto, riferendosi alle proteste dei giovani della Generazione Z che ad ottobre hanno portato alla deposizione del presidente Andry Rajoelina e alla presa del potere da parte dei militari.

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