Repubblica Democratica del Congo
Ieri è iniziato il processo della Corte penale internazionale contro l'ex capo ribelle Bosco Ntaganda, detto "Terminator". Accusato di innumerevoli crimini di guerra e contro l'umanità prepetrati durante il conflitto nella regione dell'Ituri, nel Nord-Est della R.D.Congo, tra il 2002 e il 2003. Più di 2mila le vittime che chiedono giustizia.

A nove anni dal primo mandato di arresto, lanciato 12 gennaio 2006, si è aperto ieri all’Aia, davanti alla Corte penale internazionale (Cpi), il processo al capo di stato maggiore responsabile delle operazioni militari delle Forze patriottiche per la liberazione del Congo (Fplc). Sono 18 i capi di accusa mossi a Bosco Ntaganda, soprannominato “Terminator”. Cioè 13 crimini di guerra (assassini e tentati assassini, attacchi contro i civili, stupri, schiavitù sessuale di civili, saccheggi, evacuazione di civili, attacchi a beni protetti, distruzione dei beni del nemico, schiavitù sessuale, reclutamento e coscrizione di bambini soldato di meno di 15 anni e il loro utilizzo attivo in azioni di guerra) e 5 capi d’accusa che riguardano crimini contro l’umanità (assassinio e tentativo di assassinio; stupri; schiavitù sessuale; persecuzione; trasferimento forzato di popolazioni) perpetrati nel 2002-2003 nella provincia dell’Ituri, nella Repubblica democratica del Congo (Rdc).

Chi è Ntaganda?
Nato in Rwanda nel 1973 in seno a una famiglia tutsi di sei figli, Bosco Ntaganda, ora 41enne, era parte del Fronte patriottico rwandese (Fpr) che lottava per prendere il potere in Rwanda all’inizio degli anni Novanta. Impadronitisi i tutsi del potere in Rwanda, Ntaganda passa in Rdc dove alla testa di gruppi ribelli diversi opera nell’est del paese. Tra questi, l’Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo (Afdl) che porterà poi Laurent-Désiré Kabila al potere. Ma è in Ituri, nel nordest della Rdc, che agli inizi degli anni duemila, il capo ribelle, allora membro delle Forze patriottiche per la liberazione del Congo (Fplc) è accusato di aver commesso le peggiori atrocità.

Da lì era partito il primo mandato di arresto contro di lui da parte della Cpi. Ntaganda era allora alla testa di un altro gruppo ribelle, il Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp). A nome di quella ribellione, aveva firmato gli accordi di pace del marzo 2009 che gli erano valsi la nomina a generale dell’esercito congolese, nonostante le proteste internazionali.

Ma la pressione si era fatta insistente su Kinshasa e Ntaganda sentiva il vento cambiare direzione. Nel maggio del 2012, aveva disertato dall’esercito congolese e preso parte al Movimento 23 Marzo (M23) a fianco di un altro ammutinato, Sultani Makenga. Ma presto la leadership bicefala si era trasformata in confronto tra i due capi, ciascuno volendo prendere il controllo dell’M23. Abbandonato dai suoi, Ntaganda si era rifugiato in Rwanda, accusato di sostenere i tanti gruppi ribelli in Rdc. Il 18 marzo si era reso all’ambasciata americana a Kigali e chiesto lui stesso il suo trasferimento alla Cpi. Era la prima volta che questo avveniva.

La prima udienza
Il primo giorno del processo di Bosco Ntaganda è stato quasi esclusivamente consacrato alla presentazione dei capi di accusa. Il procuratore si è dilungato sulle atrocità perpetrate dall’Fplc di cui “Terminator” era il capo di stato maggiore. Milizie che hanno seminato il terrore e violenza fra le popolazioni di altre etnie.
Per Fatou Bensouda, procuratore della Corte penale internazionale, le motivazioni etniche non rappresentano che uno degli aspetti di questo conflitto. Per lei, si tratta del processo di un individuo che ha approfittato delle tensioni etniche in Ituri a fini personali. Conquistare il potere e impadronirsi delle ricchezze era il suo unico obiettivo e per questo ha commesso atrocità.

Ntaganda è rimasto impassibile quando in aula sono state evocati tutti i crimini che gli sono imputati. Il procuratore sembra intenzionato a provare che sia stato lui ad ordinare le atrocità commesse nel 2002 e 2003 e che dietro gli orrori commessi dai soldati dell’Fplc, Ntaganda rappresentava la mente. Era lui che arruolava o kadogo, i bambini-soldato, lui che ordinava la campagna di terrore sistematico contro gli altri gruppi etnici.
La violenza etnica, secondo il procuratore, è stata sapientemente orchestrata. Si è trattato solo di uno strumento per ottenere potere e ricchezze. Questa sarà la linea intrapresa dal procuratore.

Nel corso del processo l’accusa dovrà presentare più di 8000 fra documenti, rapporti di esperti, video e dichiarazioni. Più di 70 testimoni dei fatti e una decina di esperti saranno citati da Fatou Bensouda.

Perché questo processo è così atteso?
L’importanza di questo procedimento è data dal fatto che Ntaganda è il primo alto graduato dell’esercito congolese a ritrovarsi sul banco degli accusati della Cpi e inoltre perché finalmente si prendono sul serio (e questo per la prima volta in questa corte) le accuse di stupro (usato come arma di guerra) e di riduzione in schiavitù sessuale. Ntaganda, infatti, è accusato di aver stuprato e ridotto in schiavitù sessuale delle bambine di meno di 15 anni. «Le violenze sessuali sono finalmente prese sul serio», dice il Segretario generale della Federazione internazionale della lega dei diritti dell’uomo per l’Africa subsahariana, Paul Nsapu Mukulu, che si aspetta a un processo maratona.

Evidentemente sono tutte accuse che il “Terminator” rigetta. Ma sono 300 i bambini-soldato disposti a testimoniare e 1850 le vittime di attacchi (2150 persone) che hanno ottenuto lo statuto di partecipanti al processo. Sarà difficile farla franca.

Nella foto in alto il generale Bosco Ntaganda nel gennaio sel 2009. (Fonte: Afp). Nella foto sopra sempre Ntaganda ieri durante la prima udienza del suo processo di fronte alla Cpi. (Fonte: Reuters/Michael Kooren)

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