BLOCCHI ETNICI, POLITICA A BRANDELLI – DOSSIER LUGLIO 2017

Una delle mete turistiche più ambite del paese è stata teatro di occupazioni di proprietà private, incendi e distruzioni di infrastrutture e massacri di animali selvatici. Non c’entra solo la carestia, ma la rivendicazione delle popolazioni autoctone a rientrare in possesso dei propri possedimenti ancestrali.

Laikipia – circa 9mila km² di paesaggi da cartolina tra la savana della Rift Valley settentrionale e il Monte Kenya perennemente innevato, ricca di fauna selvatica e di villaggi turistici, molti di gran lusso – è una delle mete turistiche più esclusive al mondo.

Quest’anno questo paradiso, come tutto il nord del Kenya, è stato colpito da una severa siccità che ha fatto esplodere le tensioni, sempre serpeggianti, tra la popolazione autoctona, pastori seminomadi in maggioranza maasai e samburu, e i proprietari di sconfinate estensioni di terreno e i produttori agricoli in generale, stranieri o kenyani non originari della zona. I primi legati a uno stile di vita antico, diventato sempre più difficile e precario per i cambiamenti climatici, ambientali e sociali cui non sono in grado di adattarsi per mancanza dei necessari supporti. I secondi, arroccati a difesa di tenute vastissime, adibite a riserve naturali per la conservazione della flora e della fauna locali, in cui è sviluppato un turismo di élite, oppure sfruttate per lucrose attività di agribusiness.

Il fragile equilibrio, che permette di solito una precaria convivenza, non ha retto alla gravità della crisi climatica. La contea è stata percorsa da molte decine di migliaia di capi di bestiame, 135mila provenienti anche dalle zone limitrofe, accompagnati da migliaia di pastori pesantemente armati, decisi a salvaguardare le mandrie a ogni costo. Laikipia è stata teatro di gravissimi episodi: occupazioni di proprietà private, incendi e distruzioni di infrastrutture turistiche, massacri di animali selvatici. Negli scontri ci sono state decine di vittime tra morti e feriti.

La situazione ha attratto l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale in marzo, quando è rimasto ucciso…

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Nella foto due maasai, una popolazione che ha subito l’espropriazione delle terre

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