Fiume Congo / Dossier novembre 2016

Un suolo povero. Un’agricoltura itinerante su spazi insufficienti. Oppure un’agroindustria aggressiva. E le foreste che spariscono, con gli habitat minacciati. Una catena difficile da spezzare.

In mancanza di una evoluzione delle tecniche agricole, l’agricoltura itinerante – che fertilizza il terreno bruciando la vegetazione o i residui di una precedente coltivazione – rimane la pratica più diffusa in Africa centrale. Nel corso dei secoli è stato mantenuto un certo equilibrio grazie alla bassa densità della popolazione e al fatto che non si usava certo la motosega per tagliare gli alberi.

Ma l’evoluzione tecnologica e l’esplosione demografica hanno rotto questo equilibrio.

Un altro aspetto da tener presente è che in quest’area, a parte le terre molto fertili del Kivu e del Rwanda, il suolo è piuttosto povero. Si tratta di suoli ferrallitici, tipici delle aree calde e umide, nei quali sia i minerali sia le sostanze organiche si alterano molto velocemente. Terreni che, se coltivati, si consumano nell’arco di tre anni. Spiega a Nigrizia lo scienziato Cédric Vermeulen: «Ci vogliono tra i 15 e 20 anni perché questi terreni si ricostituiscano. È chiaro che ciò richiede una bassa densità di popolazione: già sopra i 30 abitanti per km², il meccanismo s’inceppa. Oggi troppi praticano l’agricoltura itinerante su terreno debbiato, non c’è spazio sufficiente. Così i tempi di riposo del terreno si accorciano, il suolo si esaurisce e la foresta sparisce».

E a dispetto dei programmi governativi di ammodernamento agricolo, anche attraverso l’introduzione di fertilizzanti e la diffusione di maggiori competenze agronomiche, non si vedono segnali di cambiamento. Non a caso l’agricoltura rappresenta appena l’1% del bilancio nazionale.

Intanto, i terreni lasciati incolti in prossimità del parco dei Virunga sono trasformati in pascoli: ciò impedisce la riforestazione e spinge le mandrie di bovini a inoltrarsi nel parco. E nella riserva di Bombo Lumese, a 128 km da Kinshasa, si assiste alla colonizzazione di spazi da parte di agricoltori arrivati da varie regioni del paese.

L’Ofac conclude, a proposito dell’agricoltura itinerante su terreno debbiato, che «se non migliorano i sistemi di produzione alimentare a vantaggio di queste comunità, i problemi per l’ecosistema forestale aumenteranno immancabilmente». Una raccomandazione che risale al 2010 e che non è stata raccolta.

 

Agroindustria. Uno dei nemici delle foreste del bacino del Congo si chiama agroindustria e in particolare le piantagioni di olio di palma. Secondo le proiezioni di Rainforest Foundation e della società di consulenza di McKinsey, nella regione 2 milioni di ettari di terreno sono…

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