Cristiani nigeriani nel mirino
In Nigeria, nell’ultimo anno, gli affiliati al movimento avrebbero ucciso 500 persone. Lo scorso Natale hanno fatto saltare delle autobomba vicino a chiese cristiane, provocando una cinquantina di vittime. Ora hanno posto un ultimatum ai cristiani che vivono nel nord-est: abbandonate queste terre. Vediamo chi sono.

L’attività terroristica del movimento denominato Boko Haram si concentra nell’area nord-est della Nigeria, in particolare negli stati di Borno e di Yobe, come pure in alcune parti dello stato di Bauchi. Il nome del movimento islamico estremista è Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (“Popolo impegnato nella propagazione degli insegnamenti del Profeta e nel jihad”), ma è chiamato comunemente Boko Haram, che significa “l’educazione occidentale è peccato”.

Le radici del movimento sono a Maiduguri, capitale dello stato di Borno e sede dello shenu (o sceicco), la seconda carica, dopo quella del sultano di Sokoto, tra gli emiri del nord. Lo shenu è il capo del popolo kanuri, gruppo della regione del lago Ciad, che vanta un passato glorioso di quasi mille anni, con centri teologici affiliati all’Università Al-Azhar del Cairo. A differenza degli altri gruppi islamici dello stato di Sokoto, i kanuri hanno sempre praticato una forma moderata di islam e anche oggi sono aperti agli stranieri; i più sono rimasti sconvolti, come gran parte dei 160 milioni di nigeriani, dalla violenza associata al Boko Haram.

Tuttavia, agli inizi degli anni Ottanta, fra i kanuri ci fu una frangia violenta legata a un gruppo islamista denominato Yan Tatsine che provocò disordini a Bulunkuti, presso Maiduguri, ma fu represso brutalmente. La setta riemerse nel 2003 come gruppo chiamato dalla gente “i talebani”. Influenzati dalla guerra in Afghanistan e dalla propaganda iraniana, e con l’appoggio di alcune personalità legate all’università di Maiduguri, “i talebani” crearono villaggi simili ai kibbutz israeliani e diressero le loro campagne di violenza contro istituzioni governative, in particolare i posti di polizia nello stato di Yobe. Dopo alcuni successi iniziali, furono spazzati via dall’esercito e dalla polizia. Tornarono, però, a riformarsi in Gwoza, una piccola città sulle montagne al confine tra la Nigeria e il Camerun.

I membri del Boko Haram hanno adottato la loro ideologia e le loro tattiche. Rigettando l’establishment musulmano al potere, che giudicano corrotto, hanno cominciato ad attaccare stazioni di polizia e strutture amministrative locali e federali.

Nel 2009 fu lanciata contro di loro un’operazione congiunta dell’esercito e della polizia, che portò all’uccisione di circa 1.000 adepti. Il loro leader, Mohammed Yusuf, un imprenditore kanuri con un buona formazione scolastica, si arrese all’esercito, che lo consegnò alla polizia. Alcuni giorni dopo, un video messo in onda da Al-Jazira mostrò lui e il suo principale sostenitore finanziario, Buju Foi, mentre venivano uccisi senza pietà da poliziotti in uniforme.

Questa esecuzione e altre azioni brutali commesse dalla polizia e dall’esercito a Maiduguri hanno avuto come effetto la rivolta di molti musulmani contro il governo federale e un rinnovato sostegno popolare a ciò che era rimasto dei Boko Haram. Poco dopo, infatti, il movimento è tornato a riorganizzarsi e farsi sentire, questa volta però con attacchi di sorpresa, come l’uccisione di poliziotti da parte di sicari su veloci motociclette.

Ci si chiederà dove si riforniscano di armi. Ma è facile importare armi in Nigeria. Molte vengono dal Darfur (Sudan) attraverso i porosi confini tra lo stato di Borno, il Ciad e il Camerun.