Zimbawe. La strada verso il voto
Le elezioni del 30 luglio, le prime post Mugabe, sono state scosse dall’attentato cui è sfuggito l’attuale presidente zimbabweano. Il suo partito, lo Zanu-PF, cerca di raccogliere consensi anche tra i proprietari terrieri bianchi. Da monitorare il ruolo dell’esercito, anche se i generali si sono dichiarati fuori dalla contesa.

A una settimana dal voto (30 luglio) in Zimbabwe, il margine di vantaggio del partito di maggioranza, lo Zanu-PF dell’attuale presidente Emmerson Mnangagwa, si sta riducendo in favore della forza d’opposizione del Movimento per il cambiamento democratico (MDC), guidato da Nelson Chamisa. Gli ultimi sondaggi in vista delle elezioni mostrano una riduzione del divario tra i due candidati, evidenziando una differenza di soli tre punti percentuali. Il consenso intorno all’attuale presidente Mnangagwa, infatti, si attesta intorno al 40% contro il 37% a favore del partito di Chamisa.

Alla luce dei dati che sembrano portare a un confronto serrato, il presidente ha rilanciato la propria azione rivolgendosi ai cittadini bianchi dello Zimbabwe – stimati in circa 30mila – in occasione di un comizio tenuto a Borrowdale, un sobborgo nella capitale Harare, per tentare di ampliare il proprio consenso.

Mnangagwa ha cercato il sostegno di questa fascia elettorale, solitamente orientata nel voto verso l’MDC anche alla luce dei rapporti storicamente tesi con lo Zanu-PF, promettendo una maggiore attenzione nell’affrontare la questione delle divisioni razziali e di porre fine al sequestro di fattorie di proprietà della popolazione bianca.

Le dichiarazioni del presidente, che hanno riscosso un discreto successo tra i partecipanti al raduno, sono state immediatamente screditate dall’opposizione che le ha definite come una semplice trovata pubblicitaria. Chamisa, da canto suo, ha attaccato direttamente Mnangagwa accusandolo di inquinare l’immagine del Movimento attraverso i continui riferimenti a presunti legami tra l’MDC e la controversa figura dell’ex presidente Robert Mugabe e di sua moglie, Grace.

Le diverse variabili

Il voto, al quale per la prima volta dall’indipendenza non parteciperà l’ex presidente Mugabe, è seguito con molta attenzione dalla comunità internazionale, che spera nella buona riuscita delle prossime elezioni per proseguire in un percorso di consolidamento democratico. A tutela delle operazioni di voto sono stati ammessi in Zimbabwe osservatori internazionali, dopo che Mugabe li aveva esplicitamente vietati 15 anni fa.

A preoccupare, però, è il clima di tensione alimentato soprattutto dall’attentato contro Mnangagwa. Lo scorso 23 giugno, infatti, in piena campagna elettorale, il presidente è sfuggito a un attacco esplosivo avvenuto durante un suo comizio a Bulawayo, nel quale sono morte due persone. Pochi giorni dopo l’attentato, Mnangagwa ha addossato la responsabilità di quanto accaduto alla moglie dell’ex presidente Mugabe, Grace ritenuta dal presidente vicina a Chamisa.

Un ulteriore fattore che dovrà essere tenuto in considerazione è il ruolo che potrebbe giocare l’esercito, responsabile del golpe bianco che ha destituito Mugabe, nonostante il portavoce delle forze armate, Overson Mugwisi, abbia tenuto a precisare che «le Forze di difesa dello Zimbabwe non avranno alcun coinvolgimento diretto nelle prossime elezioni».