Il presidente della FIFA Gianni Infantino dichiarava di sentirsi africano nella ormai celebre conferenza stampa di presentazione dei Mondiali 2022 e non perde mai occasione per ribadire la sua vicinanza al continente. Nei fatti, però, la FIFA che dirige continua a prendere decisioni che penalizzano il calcio africano e la sua competizione più importante, la Coppa d’Africa.
L’episodio più recente riguarda la data di rilascio dei calciatori convocati per il torneo: il termine ultimo, che dovrebbe essere fissato a due settimane dal calcio d’inizio, il 21 dicembre, è stato posticipato dall’8 al 15 dicembre dopo un incontro riservato tra FIFA ed ECA, l’associazione dei club europei.
Una scelta unilaterale che ha stravolto i piani di preparazione delle nazionali, costrette a rivedere ritiri e amichevoli già programmati. Purtroppo non si tratta di un caso isolato: è una situazione che si era già verificata prima dell’edizione 2022 in Camerun e poi di quella del 2024 in Costa d’Avorio.
Di quest’ultima resta particolarmente significativo l’arrivo last minute di André Onana, che fu liberato dal Manchester United a circa 24 ore dall’inizio della prima partita del Camerun.
Tutto ciò mostra che, nonostante negli ultimi anni la Coppa d’Africa abbia acquisito maggiore visibilità e riconoscimento, in Europa viene ancora spesso considerata un ostacolo ai campionati nazionali e, più recentemente, anche alla Champions League, la cui fase campionato si protrae ormai fino alla fine di gennaio.
L’Italia non fa eccezione: puntualmente, quando si avvicina il torneo, riemerge il dibattito sul motivo per cui si giochi d’inverno, ignorando che la Confederazione calcistica africana (CAF) ha più volte cercato di venire incontro alle richieste dei club europei, arrivando persino a spostare la Coppa d’Africa in estate.
A rendere tutto ancora più complicato, dunque, non è tanto la mancanza di volontà politica del continente africano, quanto piuttosto l’intreccio tra le decisioni della FIFA e un calendario internazionale a dir poco congestionato. La vicenda della Coppa d’Africa 2025 lo conferma: inizialmente previsto in Marocco a giugno, l’avvio è stato poi spostato al dicembre successivo per far spazio alla nuova e ingombrante versione del Mondiale per Club a 32 squadre voluta da Infantino.
Malgrado le difficoltà a disputare il torneo d’estate in molte regioni del continente per ovvie ragioni climatiche, la finestra estiva resta quella ufficiale della CAF. Non tutti lo ricordano, ma questo cambiamento epocale risale all’edizione 2019 disputata in Egitto ed è dovuto principalmente alla forte pressione esercitata dai club europei, che in passato avevano spinto diversi calciatori a rinunciare alla convocazione.
Ma allora, se il torneo si gioca d’inverno, perché la prossima edizione si svolgerà a cavallo tra due anni e non a gennaio e febbraio, come quasi sempre accaduto? Ricollocare definitivamente la competizione nella sua storica finestra invernale avrebbe coinciso con l’anno dei Mondiali, con il rischio di far passare in secondo piano la Coppa d’Africa.
Inoltre, a complicare ulteriormente la situazione c’è anche il regolamento FIFA, che consente ai club di liberare i propri giocatori per un solo torneo internazionale all’anno, rendendo praticamente impossibile rispettare la finestra tradizionale senza creare ulteriori conflitti con le squadre di appartenenza.
Un altro elemento che stona particolarmente agli occhi dell’Europa è la cadenza biennale della Coppa d’Africa, senza che si tenga conto delle motivazioni storiche alla base di questa scelta.
Il torneo, nato nel 1957, fu concepito in un’epoca in cui il continente non aveva ancora un posto garantito ai Mondiali. Era dunque necessario organizzare competizioni frequenti, sia per mantenere alto il livello tecnico dei giocatori, sia per garantire un sostegno economico alle federazioni, per molte delle quali la Coppa d’Africa rappresenta ancora oggi una delle principali fonti di introiti.
Trovare una soluzione, in definitiva, non è semplice. I compromessi cui la CAF è ricorsa nelle ultime edizioni si sono rivelati aggiustamenti al ribasso che, oltre a indebolire la posizione del calcio africano, hanno semplicemente rinviato il problema.
Anche quest’anno, l’accordo raggiunto, che ha previsto di far coincidere il torneo con la pausa invernale di molti campionati europei, è poco più di un espediente: può funzionare nell’immediato, ma non affronta la questione centrale, ossia l’assenza di un posto stabile e rispettato per la Coppa d’Africa nel calendario calcistico internazionale.
Come detto, è un dibattito che richiede tempo e un reale coinvolgimento di tutte le istituzioni in causa, ma resta una discussione inevitabile se si vuole dare alla Coppa d’Africa la dignità che merita e, soprattutto, garantire agli africani il pieno controllo delle decisioni che riguardano il proprio calcio.