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Deciso intervento dei vescovi in vista delle elezioni generali della prossima estate
Gabon: la Chiesa cattolica pretende la verità delle urne
Una dichiarazione insolitamente politica quella fatta dalla conferenza episcopale gabonese in vista del voto di agosto. Elencando i grandi problemi del paese, i vescovi richiamano la classe politica a un sussulto morale e spirituale
31 Gennaio 2023
Articolo di Elio Boscaini
Tempo di lettura 4 minuti
Papa Francesco con il presidente gabonese Ali Bongo Ondimba in visita in Vaticano nell'aprile 2022 (Credit: Pagina Facebook di Ali Bongo Ondimba)

I vescovi del Gabon, riuniti dal 24 gennaio in Assemblea generale dal titolo: La Chiesa in Gabon e il pluralismo sociopolitico attuale alla vigilia dell’elezione presidenziale del 2023: per la verità, la giustizia e la pace, domenica 29 gennaio, a conclusione dei loro lavori, hanno diffuso una dichiarazione dal tono decisamente politico, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, legislative e comunali.

Chiedono con forza, cioè esigono per questo 2023, la verità delle urne. La dichiarazione è stata resa pubblica durante la celebrazione della messa nella cattedrale Saint Pierre che si trova a un tiro di schioppo dal palazzo presidenziale.

Non siamo abituati a scene come quella che si è svolta domenica mattina nella cattedrale di Libreville. Sul presbiterio tutti i vescovi del Gabon e di fronte quasi tutto il governo, guidato dal primo ministro Alain-Claude Bilie-By-Nze, membri della società civile, candidati dichiarati alla prossima elezione presidenziale e naturalmente tanti fedeli, curiosi e numerosi giornalisti. L’attesa era grande.

Nella sua omelia, il presidente della Conferenza episcopale del Gabon, mons. Jean Vincent Ondo Eyene, vescovo di Oyem, ha riassunto il messaggio della Chiesa alla classe politica: «Vorrei mettervi in guardia contro l’eccesso e l’idolatria del potere» ha detto con voce ferma il vescovo.

«A cosa può realmente servire vincere una elezione se i diritti fondamentali della persona e la salvezza delle anime sono compromessi, svenduti o ipotecati? A che cosa serve inoltre voler vincere le elezioni se non è per servire i gabonesi e permettere al Gabon di svilupparsi?».

«È quanto ci si aspetta dalla Chiesa (più della metà della popolazione gabonese è cattolica, ndr), cioè che dica che cosa la coscienza cristiana raccomanda di fare», il commento a caldo dell’ex primo ministro e candidato dichiarato alla prossima elezione presidenziale, Raymond Ndong Sima che applaude il messaggio della Chiesa.

Soddisfazione anche da parte della società civile: «È il messaggio che aspettavamo per uscire dal ciclo degli scontri, dei morti, dei saccheggi e altro», ha detto Marcel Libama, sindacalista.

Questa “parresia” ‒ il diritto-dovere di dire la verità con franchezza (come direbbe Francesco), da parte dei vescovi gabonesi ‒ viene certamente dall’insegnamento da loro recepito dello stesso papa Francesco, particolarmente attento all’impegno sociale della Chiesa. Ma è raccomandata e sostenuta anche dal messicano mons. Janvier Herrera Corona, da un anno nunzio apostolico in Gabon e Congo (Brazzaville).

I vescovi della Conferenza episcopale gabonese nel febbraio 2019

L’origine del male gabonese è conosciuta da tutti. Un proverbio gabonese recita: “La tartaruga che non ce la fa a scalare il tronco dell’albero accusa gli altri di aver insultato sua madre”. Incapaci di accettare la sconfitta, gli uomini al potere utilizzano le armi contro il popolo con le mani nude, intrattenendo un clima sociopolitico elettrizzante.

I vescovi tracciano, anche se nel loro abituale stile improntato a saggezza e paternalismo, un quadro allarmante del Gabon, dove i segni di inquietudine sono maggiori delle poche speranze. In Gabon c’è una cattiva ripartizione della ricchezza, un tasso di disoccupazione relativamente alto, soprattutto dei giovani. La rete stradale lascia a desiderare in più regioni del paese. Dei progetti di sviluppo non vengono realizzati per “distrazione” di fondi.

Anche il social housing non è all’altezza dei bisogni della popolazione…I vescovi raccomandano a tutti di partecipare al voto, al momento delle elezioni, e tutti richiamano, la classe politica in primis, a un sussulto morale e spirituale.

Già il 7 gennaio, nel presentare gli auguri di buon anno al presidente Ali Bongo Ondimba –succeduto al padre nel 2009 e da allora al potere -, l’arcivescovo della capitale Libreville aveva lanciato un appello sulla necessità di porre il 2023 sotto il sigillo della verità, la giustizia e la pace: «Per le future elezioni, noi leader religiosi, ci impegniamo a intercedere per il mantenimento della pace» aveva detto. «Chiediamo, tuttavia, per evitare scivoloni, una maggiore trasparenza nella preparazione delle elezioni e nel loro epilogo».          

Le conseguenze delle violenze postelettorali del 2016 che si sono saldate con dei morti e la distruzione di beni pubblici e privati sono ancora molto presenti allo spirito dei gabonesi. L’opposizione, onde evitare il ripetersi di scene di rivolta dopo la pubblicazione dei risultati della presidenziale di quest’anno, prevista in agosto, ha elaborato un memorandum per migliorare la trasparenza elettorale.

Ha sollecitato e ottenuto l’accordo del presidente della repubblica per la tenuta di un incontro politico sulla questione. L’opposizione ritiene che all’origine delle violenze postelettorali ci sia l’attuale potere che rifiuta la verità delle urne. Il potere da parte sua accusa l’opposizione di essere in malafede.

Ciò che per ora è certo, è che il potere non ha ritenuto opportuno reagire alla… provocazione dei vescovi.

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