Troppi colpi di stato. O tentativi. E addirittura fake golpe. Tra il 2020 e il 2025, se ne sono verificati tredici, e a parte quello in Sudan (ottobre 2021) e Madagascar (ottobre 2025) sono tutti concentrati nell’Africa occidentale e nel Sahel.
Ad avviare l’ondata dei golpe militari il Mali nel 2020 (a cui ha fatto seguito un contro golpe l’anno seguente). Nel 2021 Ciad, Guinea e Sudan; nel 2022 Burkina Faso (golpe e contro golpe); nel 2023 Niger e Gabon. E, dopo un tentativo di contro golpe di nuovo in Mali, gli ultimi in ordine di tempo in Guinea-Bissau (26 novembre 2025), probabilmente un falso colpo di stato, e quello fallito in Benin pochi giorni fa.
Emergenza regionale
Una “tendenza” che preoccupa la comunità internazionale, ma più di tutti preoccupa l’ECOWAS (o CEDEAO nell’acronimo francese), la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale. L’organizzazione il 9 dicembre ha dichiarato lo stato di emergenza regionale. L’annuncio è stato fatto nel corso della 55a sessione del Consiglio di mediazione e sicurezza ospitato ad Abuja, in Nigeria.
La dichiarazione di emergenza – è stato spiegato – mira a rafforzare il coordinamento regionale, a consolidare le norme democratiche e a prevenire ulteriori disordini. Secondo gli analisti, infatti, se non verranno adottate misure decisive, l’instabilità politica potrebbe aggravarsi, minacciando lo sviluppo, il commercio e la governance in tutta l’Africa occidentale.
Nelle parole di Omar Touray, presidente ECOWAS, la dichiarazione riflette l’urgente necessità di un’azione collettiva per salvaguardare la democrazia e la stabilità nell’Africa occidentale. I recenti eventi, ha detto Touray, sottolineano «l’imperativo di una seria introspezione sul futuro della nostra democrazia e l’urgente necessità di investire nella sicurezza della nostra comunità».
Saranno questi i temi al centro del prossimo vertice dei capi di stato del blocco regionale, previsto per domenica 14 dicembre ad Abuja, in Nigeria.
Interventi militari
Nei momenti successivi alla notizia del tentativo di colpo di stato in Benin l’ECOWAS si è mobilitata e truppe sono state inviate da Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio e Sierra Leone al fine di “sostenere il governo e l’esercito repubblicano del Benin per preservare l’ordine costituzionale e l’integrità territoriale del paese”.
Una situazione subito giudicata allarmante soprattutto considerando la reputazione del Benin, quella di essere una delle democrazie più stabili dell’Africa, senza colpi di stato riusciti dal 1991.
Non è comunque la prima volta che il contingente militare dell’ECOWAS viene utilizzato a questi fini. Vari gli interventi in passato.
Nel 1990 truppe furono inviate in Liberia, in seguito in Sierra Leone e poi in Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, nel 2013 in Mali per sostenere l’impegno del governo contro l’avanzata jihadista. Nel 2017 militari di paesi aderenti sono intervenuti in Gambia per riportare la calma in seguito ad elezioni contestate e al rifiuto del presidente-dittatore Yaya Jammeh di accettare la sconfitta.
L’intervento di forze militari dell’ECOWAS/CEDEAO è stabilito sulla base dell’articolo 25 del Protocollo del 1999 relativo alla prevenzione dei conflitti e al mantenimento della pace e della sicurezza. Ma le norme ECOWAS e il loro funzionamento non valgono più per tre dei quindici stati firmatari alla nascita dell’istituzione intergovernativa nel 1975.
Il divorzio di Mali, Niger e Burkina
Il 29 gennaio scorso, infatti, Burkina Faso, Mali e Niger si sono ritirati ufficialmente dall’organizzazione fondando e aderendo all’AES, Alleanza degli stati del Sahel. A nulla sono valse sanzioni da parte dell’ECOWAS o tentativi di ricucitura. Questa rottura, formalizzata appunto lo scorso gennaio, dopo quella della Mauritania nel 2000, infligge un duro colpo all’integrazione e unità regionale.
L’impatto non è solo economico e commerciale ma incide sulla stessa architettura geografica e “politica” della regione occidentale dell’Africa, sulla sicurezza e sui meccanismi di cooperazione. Una perdita di credibilità dell’istituzione, una ragione di più di preoccupazione per la comunità internazionale.
Il fenomeno dei golpe e delle prese di potere militari sta rimodellando non solo le governance nazionali, ma anche la stabilità regionale, gli investimenti esteri e la credibilità delle istituzioni democratiche in tutto il continente, scrive Business Insider Africa (BIA). Molti dei recenti colpi di stato hanno in comune l’influenza coloniale francese e i duraturi legami militari con Parigi.
Anti-colonialismo, sovranismo e nuovi partner
Paesi come Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad hanno ereditato sistemi politici ed economici plasmati dalla Francia, tra cui – spiega ancora BIA – il franco CFA e i patti di difesa che hanno lasciato le truppe francesi trincerate per decenni.
Ma ciò che un tempo simboleggiava la stabilità è diventato fonte di risentimento, con le generazioni più giovani e i leader militari che denunciano quello che considerano un controllo neocoloniale.
Si è determinata così una spinta verso il sovranismo e il riallineamento verso nuovi partner, come la Russia. Ma ci sono anche la Turchia, la Cina, i paesi del Golfo. Nuove alleanze per un futuro incerto.
Intanto, la persistenza dei colpi di stato sta mettendo a dura prova le capacità della CEDEAO e dell’Unione Africana, due istituzioni un tempo considerate custodi dell’ordine democratico nel continente.
Di sicuro interventi armati o la semplice presenza di contingenti militari non risolveranno problemi che invece spettano agli stati, a quei governi ormai sempre più spesso criticati dalle giovani generazioni, vale a dire disuguaglianze, cattiva governance, interferenze esterne. L’accusa spesso rivolta dai giovani (e dai militari golpisti) è quella di servire gli interessi occidentali, si tratti dei singoli governi o di istituzioni come l’ECOWAS o l’UA. Bisognerà forse dimostrare nei fatti che non è così.