Togo

Violenti scontri tra forze di sicurezza e manifestanti scoppiati la notte tra lunedì e martedì a Sokodé, seconda città del Togo, hanno provocato tre morti, secondo una dichiarazione del governo, quattro per l’organizzazione Amnesty International.

Le proteste sono cominciate lunedì sera, in seguito all’arresto dell’imam Alpha Djobo Alassane Mohamed, amico stretto di Tikpi Salifou Atchadam, presidente del neonato Partito nazionale panafricano (Pnp) all’opposizione.

Il ministro della Sicurezza, Yark Damehame, ha fatto sapere che l’arresto è avvenuto in base alla richiesta emessa dall’ufficio del procuratore per il reato di incitamento al crimine e alla sedizione. “Un imam che dovrebbe sostenere la pace e dispensare solidarietà, inizia a chiedere ai fedeli di attaccare i militari. Penso che sia troppo!”, ha detto il ministro.

Subito dopo l’arresto, giovani sostenitori dell’opposizione sono scesi nelle strade erigendo barricate, dando fuoco a pneumatici e assaltando e bruciando edifici pubblici (la gendarmeria, la posta, parte degli uffici di Togo Telecom) e abitazioni di politici vicini al potere.

La polizia ha usato gas lacrimogeni e arrestato un numero imprecisato di persone, ma le proteste e gli scontri sono continuati tutta la notte e si sono diffusi in altre citta: Bafilo, Tchamba, Kpalimé e la capitale Lomé, dove sono stati saccheggiati e bruciati gli uffici portuali del terminal Sahel e la vicina stazione di polizia. A fuoco anche l’edificio che ospita la sede del Partito nazionale panafricano, i cui occupanti sono stati picchiati e un adolescente è morto.

Martedì sera, i leader dei quattordici partiti della coalizione di opposizione hanno marciato verso il ministero della Sicurezza per manifestare la loro disapprovazione nei confronti della violenza esercitata dalla polizia sui cittadini che protestavano a mani nude.

La settimana scorsa il ministro degli Interni aveva annunciato il divieto di manifestazioni nei giorni feriali, ma l’opposizione ha indetto nuove proteste per oggi e domani. La contestazione popolare – che chiede la fine del regime dinastico della famiglia Gnassingbé, al potere da mezzo secolo –  si è accesa lo scorso agosto con una protesta conclusa con due morti, ed è proseguita con crescente vigore in settembre. In parlamento, dove si discutono contestate modifiche alla Costituzione, l’opposizione ha orrenuto l’approvazione tramite referendum, che dovrebbe svolgersi entro fine anno. (Rfi / Africanews)

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