Togo: la società civile in piazza contro il regno dei Gnassingbé
Politica e Società Togo
Manifestazione da ieri 26 giugno fino a domenica. La mobilitazione è cominciata a inizio mese, nella capitale scontri e arresti
Togo: la società civile in piazza contro il regno dei Gnassingbé
L'anno scorso il paese è passato a un regime parlamentare dopo una riforma controversa, vista da molti come un tentativo del presidente di conservare più a lungo il potere
27 Giugno 2025
Articolo di Redazione
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Proteste a Lome. (Crediti: VOA/Kayi Lawson)

Il Togo, piccolo paese dell’Africa occidentale, poco più do 9 milioni di abitanti, vive da 58 anni sotto il regime della famiglia Gnassingbé, prima il generale Eyadema per 38 anni, fino alla morte, e ora il figlio Faure. Faure Gnassingbé, dopo 20 anni come presidente, si è fatto eleggere primo ministro l’anno scorso cambiando la Costituzione, che ora fa del Togo un paese a regime parlamentare.

Alcuni leader dell’opposizione e della società civile hanno invitato i cittadini a mobilitarsi pacificamente ma con fermezza a partire da ieri, giovedì e fino a domani 29 giugno, per protestare contro il regime istaurato dal presidente e dai suoi militari (perché di regime militare si deve parlare per il Togo se le parole significano ancora qualcosa).

Le istanze delle proteste 

Jean-Pierre Fabre, Paul Dodji Apévon e il professor David Ekoué Dosseh, rispettivamente presidente nazionale dell’Alleanza nazionale per il cambiamento (Anc), presidente nazionale delle Forze democratiche per la repubblica e portavoce del Fronte cittadino del Togo (Front Citoyen Togo Debout), si sono uniti nel Quadro di riflessione e azione per il cambiamento (Crac) chiamando il popolo togolese a rifiutare il fatto compiuto di un primo ministro della Quinta repubblica togolese che pensa di potere mantenere a vita questo posto.

Il gruppo degli oppositori ritiene che è ora di finirla con il «regno ventennale di Faure Gnassingbé», caratterizzato da «successione dinastica, governo autoritario e corruzione diffusa».

Sono 20 ani che il paese vive di «violenza politica» in una situazione economica difficile, che si caratterizza per una corruzione endemica che ha aggravato le già grandi disparità sociali. L’opposizione è contro la riforma costituzionale adottata con discrezione, ma illegalmente (da una parlamento da mesi scaduto…) nell’aprile 2024. Per il Crac, si tratta di una «presa di potere» che intende solo perpetuare il regno della famiglia Gnassingbé.

La nuova Costituzione è dall’opposizione ritenuta «illegittima», mentre considera legittima quella votata in un referendum il 14 ottobre 1992, al termine del periodo di transizione dal monopartitismo alla democrazia. Quella magna carta che all’articolo 50, comma 2, recita: «In caso di colpo di stato o di qualsiasi atto di forza, è dovere più segreto di ogni togolese disobbedire e organizzarsi per contrastare un’autorità illegittima». Si tratta di legalità costituzionale.

In Togo è praticamente proibito manifestare contro il potere dal 2022. La gente è comunque scesa in piazza da ieri in diverse città del paese. E le forze dell’ordine si sono date da fare per impedire le manifestazioni. Ci sono stati scontri in particolare in diverse parti di Lomé, la capitale, roccaforte dell’opposizione. Dieci persone sono state arrestate a Bè, popoloso quartiere a est della capitale completamente acquisito all’opposizione.

Il caso Aamron 

La mobilitazione di questi giorni segue quella lanciata a inizio mese dopo l’arresto e il trasferimento in un ospedale psichiatrico del rapper Aamron, poi rilasciato nei giorni scorsi dopo quasi un mese di detenzione e un controverso video di scuse nei confronti del presidente.

Il musicista, al secolo Essowè Tchalla, classe ’87, era infatti noto per le sue posizioni critiche rispetto al governo e poco prima di essere arrestato aveva indetto delle manifestazione per “celebrare” ironicamente il compleanno del presidente Gnassingbé.

Le proteste si sono poi comunque tenute e sono diventate un’occasione per chiedere il rilascio di Aamron e di altre voci critiche dell’esecutivo. Ci sono state decine di arresti. 

Come finirà? Chi scrive ritiene che solo un miracolo potrebbe portare chi si permette di mantenere il paese in una dittatura che non dice il suo nome, a concedere un minimo di…libertà a un popolo che ne è stabilmente assetato.

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