Senegal. La strage della Befana
Non è ancora chiaro chi sia stato l’autore dei 13 morti uccisi il 6 gennaio nelle foreste di Ziguinchor. Fari puntati sul gruppo ribelle Mfdc, che però nega. Nonostante le aperture di Dakar e i processi di pace in corso, nella regione meridionale del paese regna l’insicurezza.

Tredici morti – alcuni sgozzati, altri uccisi da arma da fuoco – e 9 feriti. Questo è il bilancio della strage avvenuta il 6 gennaio nelle foreste intorno alla città di Ziguinchor, in Casamance, regione meridionale del Senegal.

Le vittime erano giovani che si erano inoltrati nei boschi per procurarsi della legna. «Noi eravamo una ventina, gli uomini armati 30 o 40. Alcuni indossavano un’uniforme, altri un passamontagna. Ci hanno ordinato di toglierci le scarpe. Poi ci hanno detto di sdraiarci a terra e hanno iniziato a spararci addosso. Io non mi sono mosso. Sono stato ferito ai fianchi e un’altra pallottola mi ha sfiorato la testa. Poco dopo, gli uomini armati sono fuggiti nella foresta», testimonia all’agenzia di stampa senegalese (Aps) Ahmadou Diallo, un sopravvissuto.

Dal giorno dopo il tragico episodio, il presidente senegalese Macky Sall ha inviato una delegazione ministeriale sul posto, convocato un Consiglio nazionale di sicurezza, istruito le forze dell’esercito attive nella zona a «trovare gli autori della strage per tradurli davanti alla giustizia», dichiarato due giorni di lutto nazionale. Secondo l’Aps, il governo, inoltre, avrebbe inviato sul luogo dei paracadutisti militari.

Anche se all’indomani del massacro alcune voci in Casamance parlavano di precedenti tensioni tra gli abitanti dei villaggi e i ragazzi che andavano a tagliare la legna, altre hanno agitato la teoria di un regolamento di conti nel giro della mafia per il traffico del legno. Tuttavia, l’ipotesi almeno fino a ieri più accreditata – ma non ancora confermata – è che gli autori del massacro siano da cercare tra le fila dei combattenti del Movimento delle Forze Democratiche (Mfdc).

 

Conflitto e promesse

In Casamance, la fazione armata dell’Mfcd ha iniziato nel 1982 una guerriglia che ha trascinato il paese in un conflitto che, seppur considerato “di bassa intensità”, ha causato più di 800 vittime e 60mila sfollati.

Negli ultimi cinque anni, tuttavia, sembrava regnasse la calma sul territorio, soprattutto dopo le negoziazioni di pace iniziate nel 2012 tra insurrezionalisti e governo grazie alla mediazione di Sant’Egidio. Quello stesso anno, Macky Sall aveva fatto della pace nella regione una delle promesse elettorali. Durante la sua presidenza, il governo ha in effetti compiuto più di un gesto verso questa direzione e verso la rottura dell’isolamento della regione (separato dal resto del paese dal Gambia): alcuni esempi sono l’aumento delle navi che collegano Ziguinchor alla capitale Dakar, la promessa di un ponte sopra il fiume Gambia entro la fine del 2019 e il Piano “Casamance: polo di sviluppo”, un progetto di appoggio all’agricoltura e allo sviluppo per accrescere il potenziale economico della regione.

 

Il nuovo patto

Se con queste iniziative l’obiettivo era anche di conquistarsi i cuori dei casamancesi, è mediante altre negoziazioni che Sall ha dovuto trattare con l’Mfdc. Risale a dicembre scorso un nuovo testo in cui si inaugurano «misure di reciproca fiducia», firmato da Mfdc e governo grazie ancora alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio. L’iniziativa ha portato all’inizio di gennaio alla liberazione, da parte dell’esercito senegalese, di due combattenti della fazione dell’Mfdc facente capo a Salif Sadio, uno dei capi della ribellione. All’inizio della guerriglia e delle imboscate armate che per trent’anni, a fasi alterne, avevano fatto sprofondare nell’insicurezza la regione, Sadio era considerato tra i più irredentisti. Negli ultimi anni, tuttavia, era stato proprio lui a mostrarsi aperto ai negoziati di pace, ed è sempre lui che ieri ha negato alla stampa senegalese qualsiasi implicazione nella strage appena avvenuta. Se così fosse, i sospetti si spostano verso un altro gruppo del movimento, non proprio propizio alla pace.

Mentre le ricerche dei colpevoli continuano, in molti si chiedono se quest’ultima strage possa considerarsi un episodio isolato oppure se in Casamance sia tornato a regnare un clima di insicurezza.