Clinton visiterà Kenya, Sudafrica, Angola, Repubblica democratica del Congo, Nigeria, Liberia e Capo Verde.
Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, in 11 giorni ha visitato 7 paesi africani, per improntare la nuova politica estera di Washington. E anche per ricordare alla Cina che la torta africana non è solo di Pechino. La sintesi ed il bilancio del viaggio.

E’ iniziato oggi il primo viaggio in Africa di Hillary Clinton come Segretario di Stato degli Stati Uniti, un lungo tour che in 11 giorni la porterà in 7 paesi: Kenya, Sudafrica, Angola, Repubblica democratica del Congo, Nigeria, Liberia e Capo Verde.

Un viaggio che vuole confermare l’importanza che la nuova amministrazione Obama riconosce all’Africa, come già affermato nella visita di due giorni della famiglia presidenziale in Ghana, subito dopo il G8 di Roma. Sulla carta la visita di Clinton vuole infatti cominciare a concretizzare le nuove relazioni con il continente annunciate dal presidente degli Stati Uniti. Ma Washington vuole anche ricordare alla Cina che l’Africa non è di proprietà di Pechino, per questo il segretario Usa si recherà anche in Nigeria e Angola, potenze petrolifere e nell’Rd Congo, il cui sottosuolo è ricco di risorse minerarie, dal coltan ai diamanti. La visita inizia infatti in Kenya, a Nairobi, dove Clinton terrà il discorso di apertura del vertice dell’AGOA, che vede coinvolta una folta delegazione statunitense, interessata a stringere nuovi accordi commerciali e per niente intenzionata a  tornarsene a casa a mani vuote. Gli Usa non tengono certo il passo di Cina e India, ma gli scambi commerciali tra l’Africa e Washington sono in costante aumento: nel solo ambito AGOA sono cresciuti del 30% in un anno, superando i 66 miliardi di dollari.

Un’attenzione particolare per la Somalia: durante la visita a Nairobi incontrerà anche Sheikh Sharif Ahmed, presidente del governo di transizione. Gli Stati Uniti vogliono rinnovare il loro appoggio alle istituzioni somale, e potrebbero accordare nuovi finanziamenti e nuovo sostegno militare.

 

17/08 Liberia e Capo Verde ultime tappe
13/08 Nigeria: contro la corruzione, e per il petrolio
11/08 RdC, Usa chiedono maggior tutela dei diritti
8/08, Angola: petrolio ed elezioni
7/08,  Per le riforme in Zimbabwe. E gli affari in Sudafrica

6/08, Somalia: sostegno a Mogadiscio, richiamo all’Eritrea
5/08,  Kenya: dal vertice dell’AGOA un richiamo alla democrazia

 

17/08 Liberia e Capo Verde ultime tappe

Il primo viaggio di Hillary Clinton in Africa come Segretario di Stato Usa è terminato con la visita in due tra i più stretti alleati di Washington nel continente: giovedì la Liberia, venerdì l’arcipelago di Capo Verde.

A Monrovia Clinton ha ribadito il pieno sostegno Usa alla presidente Charles Taylor guidò contro il regime militare di Samuel Doe alla fine degli anni ’80. Taylor, attualmente sotto processo per crimini di guerra e contro l’umanità, prese quindi il potere, instaurando un regime autoritario e repressivo. Clinton ha ricevuto un’accoglienza calorosa soprattutto dalle donne liberiane, accorse a salutarla lungo il percorso compiuto dall’auto su cui viaggiava. E proprio per loro il segretario Usa ha avuto parole di lode e coraggio per tutte le donne africane.

Capo Verde è un importante alleato strategico per gli Usa: l’arcipelago ospita spesso esercitazioni Nato. Clinton ha lodato le recenti riforme democratiche adottate dal governo, e per la politica finanziaria in atto, che sta risollevando l’economia del paese, e rendendo l’arcipelago un “modello”, secondo gli Usa, per tutta l’Africa.

Il viaggio del Segretario di Stato statunitense si inserisce completamente nella linea tracciata dal presidente Obama durante la visita in Ghana: sostegno alle istituzioni, lotta alla corruzione e alla povertà. Molti analisti hanno lodato gli interventi di Clinton, ma ci sono state anche alcune polemiche: il primo ministro kenyano Raila Odinga non ha apprezzato la lezione di “buon governo” da parte di un paese la cui politica estera tante volte è stata condizionata dagli interessi economici.

Clinton è “disinformata sui fatti” ha affermato il People’s democratic party, principale partito della Nigeria, dopo che il Segretario di Stato Usa ha definito debole la lotta politica alla corruzione nel paese e fallimentare la leadership del paese. In Repubblica democratica del Congo invece gli studenti universitari di Kinshasa che hanno incontrato Clinton hanno evidenziato il comportamento contraddittorio delle multinazionali Usa, disposte a scendere a compromessi e a patti con i gruppi ribelli armati nell’est del paese pur di avere accesso alle risorse minerarie.

 





13/08 Nigeria: contro la corruzione, e per il petrolio

Il leit motiv del buon governo e della lotta alla corruzione continua anche in Nigeria, Clinton e il presidente nigeriano Umaru Yar'Adua5° tappa del tour africano del Segretario di Stato americano Hillary Clinton. Ad Abuja Clinton ha incontrato il ministro degli Esteri e il presidente Umaru Yar’Adua, ed ha partecipato ad una tavola rotonda con i leader religiosi nigeriani e ad un incontro con i rappresentanti della società civile.

La Nigeria, ha detto Clinton al termine del suo incontro con il presidente Yar ‘Adua, potrebbe già prendere parte al G20, grazie alle sue enormi ricchezze. Ma lo sviluppo del paese è impedito dalla corruzione, che mina la democrazia e blocca gli investimenti dall’estero. Un recente studio della Banca Mondiale citato dal Segretario di Stato Usa afferma che le casse statali della Nigeria hanno perso oltre 300 miliardi di dollari negli ultimi 30 anni, a causa di corruzione e cattiva amministrazione. La povertà è invece cresciuta dal 46 al 76 % solo negli ultimi 13 anni. Povertà e cattiva sanità sono, ha detto Clinton, “un fallimento del governo federale”.

Gli Stati Uniti si sono detti pronti a sostenere le istituzioni nigeriane, purchè il governo si impegni a realizzare concretamente riforme per combattere la corruzione e garantire maggiore trasparenza democratica, anche in vista delle elezioni del 2011.

Il Segretario di Stato Usa ha inoltre attribuito alla cattiva gestione di Abuja anche la presenza dei gruppi armati ribelli nel Delta del Niger, come il Mend, e il ciclico scoppiare di tensioni tra gruppi religiosi diversi nel nord del paese. Clinton si è però complimentata per l’iniziativa di amnistia lanciata dal presidente Umaru Yar’Adua, ed ha annunciato la collaborazione Usa per risolvere la crisi nel Delta del Niger, una disponibilità sicuramente interessata, considerate la presenza radicata di società statunitensi nell’area, come la Shell e la Chevron: la Nigeria è il quinto fornitore Clinton ad Abuja, Nigeriadi greggio degli Stati Uniti.

Come l’Angola, anche in Nigeria gli Stati Uniti hanno forti interessi commerciali, legati soprattutto al petrolio. L’esortazione alla lotta alla corruzione è anche un richiamo agli accordi non trasparenti che le multinazionali petrolifere stringono con il governo nigeriano. Il ricco ecosistema del Delta del Niger, regione meridionale particolarmente ricca di greggio, è pesantemente danneggiato, a causa delle operazioni di estrazione del greggio. Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger) è il maggiore, e dal 2006 attacca le multinazionali petrolifere chiedendone il ritiro dalla regione, e una divisione equa dei proventi del petrolio. I sabotaggi hanno causato un drastico abbassamento della produzione petrolifera, mettendo in crisi tutta l’economia nigeriana. Per cercare di fermare la crisi, il governo ha lanciato una proposta di amnistia di 60 giorni a tutti i militanti, che hanno tempo fino all’inizio di ottobre per consegnarsi alla polizia.




11/08, RdC, Usa chiedono maggior tutela dei diritti

4° tappa: Repubblica democratica del CongoDa Goma, capoluogo della regione orientale del Nord Kivu, Hillary Clinton ha lanciato un appello per la fine delle violenze sessuali. Dopo essere arrivata ieri a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, oggi Clinton ha visitato un campo profughi, dove sono rifugiati migliaia di cittadini congolesi scappati dai propri villaggi a causa delle incursioni dei gruppi ribelli che destabilizzano tutta la regione. Nonostante la cattura di Laurent Nkunda, generale che guidava i ribelli tutsi del CNDP, nella regione continuano ad operare le milizie hutu FDLR e i ribelli ugandesi di Joseph Kony. Oltre alle scorribande e alle violenze dei ribelli, la popolazione deve sfuggire anche ai combattimenti tra le milizie e l’esercito regolare (Fardc). Sono le donne a pagare il prezzo maggiore: le violenze sessuali hanno reso tristemente famoso il conflitto in corso nella regione. Secondo l’Onu sono almeno 3,500 le donne stuprate da gennaio ad oggi. Ma sono molti i casi di violenza anche su minori. Clinton ha chiesto la fine dell’impunità per i responsabili delle violenze.
Il tema della sicurezza delle donne è centrale in questa visita di due giorni del Segretario di stato Usa, che nella capitale Kinshasa ha visitato un ospedale. Al presidente Joseph Kabila ha chiesto più impegno nella tutela dei cittadini congolesi.

Un secondo tema che ha caratterizzato questa visita è il ricco sottosuolo congolese: incontrando un gruppo di studenti a Kinshasa, Clinton ha proposto il modello del Botswana, che ha saputo sfruttare le proprie risorse e distribuirle grazie a trasparenza e democrazia.
A Goma le miniere di coltan e cassiterite sono state al centro dell’incontro con Kabila: le violenze e la presenza dei ribelli nelle regioni orientali sono infatti legate ai ricchi giacimenti di questi minerali.

A Kinshasa Hillary Clinton è stata anche vittima della gaffe di uno studente congolese, che le ha chiesto cosa ne pensa il marito Bill, ex presidente degli Stati Uniti della presenza cinese in Rd Congo. Una domanda a cui Hillary  ha risposto con una punta di stizza, ribadendo che non è il marito il Segretario di Stato Usa. Probabilmente si è trattato di un errore della traduttrice, che ha frainteso le parole del ragazzo:  la domanda era sulle opinioni dell’attuale presidente Usa, Barak Obama. Intanto però su Youtube impazza il video dell’incontro. Ve lo proponiamo qui a destra.




8/08, Angola: petrolio ed elezioni 

Un’importante tappa per stringere accordi economici: questo è stata l’Angola per il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che riparte oggi per la Repubblica democratica del Congo.

Hillary Clinton con il presidente angolano Dos SantosDurante la permanenza di due giorni a Luanda, Clinton ha invitato il governo a non rimandare di un anno le elezioni presidenziali previste in autunno. A Luanda Hillary Clinton ha sottoscritto un memorandum d’intesa tra la società petrolifera statunitense Chevron e l’agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (USAid), che dovrebbe finanziare progetti di agricoltura in Angola. Durante la sanguinosa e lunghissima guerra civile (dal 1975 al 2002), il fertile suolo angolano è stato disseminato di mine, rendendo l’agricoltura impossibile.

Negli incontri con il presidente della repubblica Eduardo dos Santos ed altri esponenti del governo, il tema centrale è stato soprattutto il petrolio: le esportazioni di greggio rappresentano oggi circa il 60% del prodotto interno lordo (Pil) del paese. Clinton ha chiesto una maggiore trasparenza nel settore petrolifero, denunciando la corruzione che arricchisce una ristretta élite angolana e mantiene al di sotto della soglia di povertà i due terzi della popolazione angolana.

L’Angola è diventato nell’ultimo anno il primo produttore petrolifero africano, superando la Nigeria. Il 7% del greggio che arriva negli Stati Uniti è angolano; un dato destinato a crescere. Luanda ha inoltre rimpiazzato l’Arabia Saudita nel ruolo di principale rifornitore di greggio della Cina. L’interesse di Washington per Luanda non è quindi solo di tipo economico, ma anche strategico: un chiaro segnale di allerta a Pechino.

 


 


7/08,  Per le riforme in Zimbabwe

Il Sudafrica deve esercitare di più la sua influenza sullo Zimbabwe: da Pretoria, il segretario di Stato americano Hillary Clinton, alla sua seconda tappa del tour africano, continua a fare pressioni politiche per chiedere il rispetto della democrazia. Clinton ha chiesto al Sudafrica, storico sostenitore del regime zimbabwano di Robert Mugabe, di premere per l’avvio di una stagione di riforme democratiche. I buoni rapporti tra Pretoria e Harare si sono raffreddati con la presidenza di Jacob Zuma, che durante la campagna elettorale per le presidenziali in Sudafrica ha avuto parole molto dure per Mugabe. Ma a Washington la presa di distanza di Zuma non basta, e chiede un maggior coinvolgimento nella realizzazione di riforme sociali concrete.

In attesa di un colloquio con Zuma, previsto per sabato a Durban, il capo della diplomazia statunitense ha incontrato oggi la ministra sudafricana degli Affari Esteri Maite Nkoana Mashabane, e il premio Nobel per la Pace ed eroe anti-Apartheid Nelson Mandela, primo presidente nero del Sudafrica (1994-1999), proprio durante gli anni della presidenza di Bill Clinton (1993-2001). I rdue paesi hanno ottimi rapporti politici ed economici a partire proprio dagli anni ’90. Anche durante la presidenza Bush gli scambi commerciali sono aumentati. Pretoria, che sta affrontando la prima vera recessione dalla fine del’apartheid, spera che la visita del segretario di stato di Washington sia un segnale per un incremento degli accordi economici tra i due paesi.

 


 

6/08 Somalia: sostegno a Mogadiscio, richiamo all’Eritrea

Secondo giorno di missione in Africa per il segretario di stato americano Hillary Clinton. Dopo essere intervenuta al vertice Africa-Usa ieri, oggi Clinton ha incontrato il presidente somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, sempre a Nairobi.

Nella conferenza stampa poco prima del colloqui, il capo della diplomazia di Washington ha confermato l’appoggio degli Stati Uniti al governo di transizione di Mogadiscio. Un appoggio che non è solo politico ma anche militare: gli Usa hanno intenzione di raddoppiare le consegne di armi leggere e munizioni alla Somalia: da 40 a 80 tonnellate. Gli Stati Uniti stanno inoltre addestrando truppe dell’esercito somalo nella loro base di Gibuti. Attualmente ampie aree del territorio della Somalia sono sotto il controllo delle forze dell’opposizione, compreso il gruppo ribelle islamista al Shabab. Le deboli istituzioni somale hanno il pieno controllo solo di alcune regioni e del centro di Mogadiscio (Somalia: un massacro senza fine, 17/7/2009) .

Hillary Clinton ha inoltre apertamente attaccato l’Eritrea, accusandola di sostenere le milizie islamiche somale. Asmara è storicamente legata all’opposizione al governo somalo, che attualmente fa parte del governo di unità nazionale, ma ha sempre negato di armare i gruppi islamisti che combattono le istituzioni.


5/08, Kenya: dal vertice dell’AGOA un richiamo alla democrazia 

Hillary Clinton in Kenya, prima tappa del suo tour africanoLa buona “governance”come chiave dello sviluppo dell’Africa: è il messaggio di Hillary Clinton nel suo primo discorso del tour africano che la porta oggi in Kenya, a Nairobi. Il segretario di stato Usa riprende quindi la linea lanciata dal presidente Obama nella sua recente visita in Ghana: quella di stimolare i governi africani a combattere la corruzione e a lavorare per una vera democrazia. Ma al richiamo politico Clinton ha legato quello economico: per attirare investimenti serve trasparenza e stabilità, ma per sostenere lo sviluppo dell’Africa serve anche una maggiore libertà nei mercati, che implica una circolazione delle merci libera da dazi doganali all’interno del continente. Un messaggio che il nuovo segretario di stato usa ha lanciato dall’AGOA, il forum che comprende Usa e paesi dell’Africa subsahariana. Prende il nome da una legge statunitense, l’Africa Growth and Opportunity Act, un accordo che prevede un accesso privilegiato al mercato statunitense per alcuni prodotti africani, in cambio di investimenti di Washington. Un’intesa in vigore dal 2000,  sostenuta da molti governi, che ne hanno già chiesto un’estensione in vista della scadenza prevista per il 2015. Il sistema tariffario Usa- Africa è però duramtne contestato da alcuni economisti, perchè limitato praticamente al solo settore energetico e delle materie prime. per crescere e per dare impulso all’industria manifatturiera, l’economia africana deve inceve spingere per aumentare il commercio di prodotti lavorati e semilavorati.

Il Segretario di Stato Usa ha inoltre approfittato dell’occasione per richiamare i delegati dei 39 paesi africani presenti sul mandato di arresto internazionale contro il presidente sudanese Omar al-Bashir, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità per le sue presunte responsabilità nel conflitto in Darfur, regione del Sudan occidentale. Secondo Clinton i governi africani non dovrebbero proteggere Bashir, ma collaborare invece con la corte dell’Aja.

Nei colloqui con il presidente Mwai Kibaki e il premier Raila Odinga, Clinton ha ribadito la necessità che la giustizia kenyana faccia luce sulle violenze post-elettorali del 2007. In base agli accordi che hanno imposto la compresenza di Kibaki e Odinga al potere, le autorità di Nairobi avrebbero dovuto istituire un tribunale per trovare e giudicare i responsabili delle violenze. La comunità internazionale è intervenuta più volte sul ritardo nell’apertura di un processo, tanto che il mediatore degli accordi, Kofi Annan, ha consegnato i rapporti sulle violenze alla Corte penale Internazionale dell’Aja. E l’ipotesi che sia l’Aja ad occuparsi del caso è sempre più concreta: il governo ha deciso una settimana fa di non istituire un tribunale speciale locale per giudicare i responsabili (identificati grazie al lavoro di due commissioni indipendenti). Secondo Nairobi la giustizia va prima riformata, per poter essere credibile.

Per approfondire:
L’elenco Waki alla Cpi
, 9 luglio 2009