Immigrazione / Simposio di Limone
Dal 18 al 22 aprile, la famiglia comboniana si è ritrovata a Limone sul Garda, nella casa natale di san Daniele Comboni, per l’annuale simposio dedicato anche quest’anno all’immigrazione. Tema: "Migrazione e Missione. Verso una nuova Europa: da migranti a cittadini". Di seguito la lettera dei partecipanti come segno di comunione e condivisione.

Mamma, li barbari sono davanti casa!” Un grido risuonato più volte attraverso i secoli nella nostra Europa. Arrivavano a ondate da terre lontane e selvagge. Arrivavano saccheggiando, appropriandosi di beni e diritti conquistati a fatica e sudore in altri tempi e da altre generazioni. Parlavano lingue sconosciute, dialetti, vestivano in modo diverso, circondati da costumi e odori stranieri. Alcuni se ne tornavano poi da dove erano venuti, grazie a Dio, ma altri avevano la sfrontatezza di volersi fermare e vivere nelle nostre terre, da noi, con noi, approfittandosi di noi. Inconcepibile! Se ne tornassero a casa loro e ci lasciassero in pace, una buona volta! Ci difenderemo da loro con ogni mezzo, non vogliamo perdere o rischiare il nostro mondo, i nostri beni, la nostra cultura, la nostra chiesa, il nostro stile di vita.

A Limone, riflettendo su Migrazione e missione: una nuova Europa: da migranti a cittadini, ci siamo resi conto che, tutto sommato, molti – anche oggi, anche tra i buoni cristiani che incontriamo nelle nostre chiese, anche all’interno del nostro stesso mondo missionario – si ritrovano con quanto descritto sopra. Simili sentimenti, paure, insofferenze, fatiche, rifiuto. Va bene aiutare, condividere, accogliere, ma quando è troppo è troppo!

Anche personaggi di levatura, come sant’Agostino, guardarono alle migrazioni del loro tempo con un senso di grande paura e rifiuto. Agostino, però, intuirà, ancor prima e più dei suoi contemporanei, che le migrazioni dei popoli dentro i confini dell’impero romano – migrazioni che sfoceranno nella conquista e nel saccheggio di Roma nel 410 – non erano fatti accidentali, bensì un evento epocale che sconvolgeva il mondo romano dalle fondamenta e inaugurava una nuova era di cui non si poteva ancora intravedere i contorni, ma che era pur sempre guidata dalla mano provvidente di Dio.

È stata questa l’intuizione di fondo che ci ha accompagnati nei lavori del simposio. Le migrazioni sono un fatto strutturale, non un passaggio temporaneo. Sono una sfida ma anche una risorsa; non sono solo un bisogno e un’urgenza, ma anche un invito ad andare oltre i confini e le rappresentazioni umane, sociologiche, “cristiane”, ecclesiali e missionarie che hanno finora caratterizzato l’Europa. Oltre le mura di difesa della “cittadella Europa”.

I migranti e le migrazioni rappresentano un tempo di “crisi” a tutto campo e, come in ogni crisi, pur se travagliata e sofferta, ci aprono a un nuovo modo di sentire e vivere, a fare spazio e contribuire a un volto nuovo di società e di Chiesa (un nuovo popolo), ai necessari processi di riconciliazione, a una ridefinizione dei linguaggi e contenuti antropologici dell’integrazione.

Una crisi che ci obbliga ad ammissioni difficili, a guardare di più all’immigrato come un soggetto protagonista e come un dono, a maturare spiritualità di frontiera, dei margini, a intraprendere cammini di conversione e dialogo. Muoverci da un’ottica di carità a criteri di giustizia; da Chiese dal volto mono-etnico a Chiese veramente cattoliche; dal difendere a denti stretti i nostri diritti acquisiti a una maggiore condivisione e accoglienza, per scoprire che si può vivere con meno senza vivere peggio, anzi, arrivare a un ben-vivere.

Noi, il mondo della missione, ancora una volta ci sentiamo chiamati a fare da ponte, a rendere le differenze spazi di incontro e di reciproca trasformazione. Cominciando col mettere in discussione il nostro stile attuale di vita, i nostri modelli socio-culturali ed economici in modi più radicali e aperti di quanto fatto finora. Limone ci ha incoraggiati su questi cammini e consapevolezze. Vorremmo condividerli con tutti voi, in semplicità e fraternità.