Ghana / Cronaca
La settimana scorsa un'esplosione in una stazione di servizio ha ucciso almeno 150 persone nella popolosa capitale ghaniana Accra. Una fatalità aggravata dalla presenza di molte persone che si riparavano da un nubifragio. Ad averla causata, un errore umano. Ma anche l'inadeguata gestione della città.

Ha visto il fuoco risalire da in fondo la strada, passare di fronte al suo negozio e infine raggiungere la pompa di benzina venti metri più in su. Derrick Appia, 23enne venditore di succhi di frutta non ricorda bene cosa sia successo dopo. A Nigrizia racconta: «Ho sentito un gran botto e non so neanche io come, mi sono ritrovato in cima all’albero qui a lato, in cerca di un riparo. Poi l’aria si è fatta rovente e irrespirabile. Sono sceso e fuggito via».

Derrick se l’è cavata con qualche graffio, nonostante fosse a pochi metri dal luogo dell’esplosione che mercoledì sera, secondo i media locali, è costata la vita a più di 150 persone. Una stazione di benzina Goil, di proprietà statale ghanese, è saltata in aria nell’affollata area di Nkrumah Circle. Numerose persone si erano riparate sotto la sua tettoia in attesa che si placassero le piogge torrenziali sfociate in allagamento in gran parte di Accra. 

Le cause dell’incidente sono ancora da chiarire. L’Assistente Commissario della Polizia P.M.N. Amini spiega che «la versione ufficiale verrà divulgata solo al termine delle indagini. Per il momento si hanno solo ipotesi». Quella più credibile e ripresa dai media locali è stata rilasciata dalla Ghana National Fire Service. Secondo il suo portavoce si sarebbe trattato di un errore umano: un lavoratore della pompa non avrebbe chiuso in modo adeguato le valvole della cisterna con le riserve di benzina. L’allagamento avrebbe portato in superficie il carburante che, più leggero dell’acqua, sarebbe rimasto in cima al flusso di pioggia e detriti diretto in fondo alla strada per circa 100 metri, fino a raggiungere una fonte di ignizione. Un fiammifero, una scintilla, o un fuoco già acceso sarebbero bastati a dare inizio alle fiamme, che avrebbero poi risalito un cammino in punta d’acqua fino alla sua fonte originaria, dando luogo all’incendio letale.

Il presidente John Dramani Mahama ha visitato il luogo dell’incendio descrivendolo come “catastrofico” e “senza precedenti” e ha annunciato tre giorni di lutto nazionale a partire da oggi. Mahama ha anche promesso di adottare misure severe contro coloro che costruiscono lungo i corsi d’acqua, cosa che sembrerebbe essere uno dei fattori che provocano l’allagamento della città. Sempre il presidente ghaniano ha dichiarato che sarà stanziato un fondo di 12 milioni di dollari per la prevenzione di disastri come questo, legato alle inondazioni e alle forti pogge che hanno colpito la città negli ultimi giorni.

Se confermata la ricostruzione dell’evento, comunque, questa ipotesi potrebbe aggravare le responsabilità dello Stato, reo di permettere una perdita di carburante nelle riserve di una sua stazione di servizio posizionata nell’area di Circle, il più trafficato snodo logistico della città.

La notizia del disastro colpisce il Ghana già azzoppato da una crisi economica che, iniziata tre anni fa, sembra lontana dal terminare. Neanche l’avvio a marzo di un programma di bailout (termine economico usato per indicare il salvataggio di un’istituzione che si trovi in uno stato di insolvenza) con il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha per ora inciso sulla situazione. Accanto ai problemi economici, il problema più urgente e sentito è quello dei continui blackout elettrici. Una protesta a riguardo è stata lanciata con successo da un gruppo della società civile il 16 maggio. È la seconda manifestazione di strada nella capitale in meno di un anno; un segnale di allarme per il governo in un paese in cui raramente la gente protesta in piazza.
Forse a causa di ciò, la fornitura di corrente stava mostrando segni di lieve ripresa. Ma la stagione delle piogge ha fatto emergere le lacune urbanistiche di Accra. Sono bastati due giorni di pioggia battente per far strabordare i canali di drenaggio della città.  Accra non è nuova a inondazioni. Negli ultimi vent’anni ne ha contate almeno 6. L’ultima nel 2011 fece 70 vittime.

Come sottolineato da un rapporto del 2011 su Accra di UN-Habitat, l’agenzia Onu dedicata allo sviluppo urbano, vari elementi espongono la capitale ghanese agli allagamenti: la crescita impetuosa e sregolata della città, una rete di canali di drenaggio inadeguata e perennemente ostruita da rifiuti.

Sono perlopiù i frutti di una mancata politica di urbanizzazione che non ha saputo gestire la crescita della città, passata da quasi un milione di abitanti della metà degli anni ‘80, ai quasi 3 del giorno d’oggi.

Nella foto in alto la stazione di servizio della Goil, ad Accra, luogo del disastro di mercoledì. Nelle foto sopra vigili del fuoco a lavoro sul luogo dell’esplosione e Dereck Appiah, il commerciante sopravvissuto all’esplosione, posa davanti ai resti del suo negozio.