GIUFA' – febbraio 2012
Gad Lerner

La tragedia marittima dell’arcipelago toscano ha fatto il giro del mondo, ottenendo una copertura mediatica che neppure la somma di tutti i naufragi dei canali di Sicilia, di Otranto e di Gibilterra mai hanno ricevuto. La contabilità dei morti annegati è non solo sconveniente, ma insensata. Lo sappiamo benissimo che l’uguaglianza del valore di ogni vita umana è soltanto un’ipocrisia che mascheriamo dietro il dogma della sua non calcolabilità.

La candida sagoma della Costa Concordia reclinata ci attrae morbosamente. È, a suo modo, un richiamo di bellezza, seppure violata. Il nostro immaginario non associa volentieri questo “grattacielo del mare” alle “carrette del mare”, e il perché non necessita di spiegazioni: bastano i nomi assegnati dal gergo giornalistico a queste entità, per l’appunto, incommensurabili. Del resto, il naufragio è avvenuto più per gioco che per imperizia in Italia, un paese nel quale si è rivelato più facile promulgare in poche settimane una riforma strutturale del sistema pensionistico, a danno di milioni di lavoratori dipendenti, che non incidere sulle rendite di posizione di qualche decina di migliaia di farmacisti, notai, avvocati, tassisti. Anche in questo caso, verifichiamo che i parametri di misurazione del valore della vita umana sono variabilissimi.

Eppure – obietterete – il mare di notte è nero per tutti. D’inverno, poi, il gelo lo rende ancora più minaccioso. Vogliamo farne questione di tariffe? Statisticamente, i migranti pagano il biglietto molto, ma molto più caro dei croceristi. Pur usufruendo di un servizio di bordo assai deteriore e correndo rischi nella traversata, che sappiamo elevatissimi.

Le disuguaglianze sociali sono da sempre enfatizzate nella traversata dei mari. Dalle galere in cui si vogava incatenati, fino alla “terza classe” dei transatlantici più lussuosi. Ora che il lusso (apparente) è stato proposto come opzione di massa, comprimendo le spese dentro a navigli mastodontici – le cui dimensioni sfidano la nostra capacità di comprensione e, forse, anche il buon senso – ai derelitti non può essere concesso neppure più un posto-ponte. Tocca loro andar per mare su battelli, anch’essi derelitti. E naufragare per conto proprio, senza che nemmeno lo si venga a sapere. Perché il pensiero ci recherebbe disturbo. Turbamento.

A cosa serve ricordarlo, mentre deprechiamo il comandante Schettino (già, come se gli scafisti rispettassero il codice d’onore marittimo) e piangiamo i morti della Costa Concordia? Non serve a niente. Però, teniamolo a mente.