Tunisia
Il nuovo presidente della repubblica Essebsi ha incaricato Habib Essid di formare il nuovo governo. Una scelta che fa nascere dubbi, sopratutto per la sua lunga carriera nell’amministrazione ai tempi di Ben Ali.

Con la prossima formazione del nuovo governo, la Tunisia si appresta a concludere l’ultima tappa della sua lunga transizione alla democrazia, quattro anni dopo la cacciata del dittatore Ben Ali nel gennaio 2011. Il nuovo presidente della Repubblica Béji Caïd Essebsi, il leader del partito di maggioranza relativa Nidaa Tounes, istallatosi l’ultimo giorno dell’anno, dopo aver vinto il secondo turno delle presidenziali del 21 dicembre, ha incaricato Habib Essid di formare il nuovo governo. La scelta ha suscitato non poche perplessità.

Essid non appartiene a Nidaa Tounes, ma a norma della Costituzione è espressione del partito maggioritario, di cui del resto il presidente Essebsi è stato il leader fino al giorno della sua elezione. Tra i due l’intesa è buona poiché Essid è stato il ministro dell’Interno del governo formato da Essebsi stesso nel marzo 2011, dopo la rivolta popolare. In seguito alle prime elezioni libere, che hanno dato la vittoria ai fondamentalisti di Ennahda, è stato l’unico del governo di Essebsi ad essere entrato successivamente in un governo a guida islamista, quello di Hamadi Jebala, in qualità di consigliere per le questioni della sicurezza.

Da qui ad indicarlo come gradito a Ennahada, il secondo partito del paese, il passo è breve.

L’esito del resto è conosciuto da tempo. Nell’attuale composizione del parlamento, che dovrà votare la fiducia al governo, un esecutivo di coalizione tra forze diverse è, numericamente e politicamente, un passaggio obbligato. Ma ciò che rende la sua designazione ancor più significativa è la lunga carriera nell’amministrazione ai tempi di Ben Ali, di cui è stato anche capo di Gabinetto al Ministero dell’Interno. Una persona strettamente legata quindi al vecchio regime.

Si conferma così il carattere più importante della rivolta popolare tunisina: l’incapacità di rinnovare la classe dirigente del paese. La società civile, soffocata dalla dittatura, non ha avuto modo di esprimersi a pieno attraverso la vittoriosa protesta popolare anche per le sue insufficienze, come la tendenza a un certo individualismo e alle rivalità personali, che hanno marcato la storia politica del paese fin dall’indipendenza.

La composizione del futuro governo di coalizione non dovrebbe quindi presentare particolari sorprese. Il primo ministro designato ha un mese di tempo, prorogabile per altri 30 giorni, per trovare il necessario compromesso. La vera sfida saranno tuttavia i problemi che non hanno smesso di attanagliare la Tunisia dopo la fuga del dittatore: la crisi economica e sociale, l’insicurezza al suo interno e alle sue frontiere, l’applicazione dei principi costituzionali di libertà. Il futuro del paese rimane ancora tutto da disegnare.

Nella foto in alto il neo-presidente tunisino Beji Caid Essebsi (a destra) stringe la mano al nuovo primo ministro nominato Habib Essid a Tunisi il 5 gennaio scorso. (Fonte:Reuters/Zoubeir Souissi)