Mali / Finanze pubbliche
I risultati dello studio condotto dal Verificatore Generale, Amadou Ousman Toure, sulla corruzione in Mali parlano chiaro. Governo di transizione e amministrazione pubblica hanno fatto sparire circa 230 milioni di euro in due anni. Una rivelazione che di certo non aiuta l'immagine delle istituzioni di Bamako in vista della sospirata firma dell'accordo di pace con i tuareg prevista per il 15 maggio.

Venerdì mattina all’Hotel Salam, uno dei pochi alberghi a 5 stelle della capitale maliana, non si trovava parcheggio. Una fila interminabile di toyota, gipponi, mercedes più o meno attempate saturava il grande cortile interno, riempiendolo di vetture fino a fuori. Davanti al portone di rappresentanza tre macchine blu, che qui sono mercedes nere fiammanti con targhe speciali e vetri oscurati. «Oggi riunione di ministri e funzionari dello stato». Ali, il portiere-guardiano, apre la porta con la gentilezza di ogni giorno. «Avranno di che discutere in sala conferenze oggi!».
Già, perché la politica maliana è stata scossa mercoledì scorso dalla pubblicazione dei risultati dello studio condotto dal Verificatore Generale, Amadou Ousman Toure, sulla corruzione nel paese. Il risultato è netto, palese, supportato da pagine e pagine di commenti e analisi fattuale della situazione. 153 miliardi di Fcfa spariti in due anni, 2013 e 2014. Il corrispettivo di circa 234 milioni di euro mangiati in parte dal governo di transizione, in parte dall’amministrazione pubblica di Ibrahim Boubakar Keita (Ibk), eletto dalle prime elezioni libere della storia del Mali ad agosto 2013. Un documento ripreso subito da Rfi, Reuters e Bbc, che hanno messo in luce le contraddizioni di un presidente che ha vinto le elezioni proprio facendo leva sulla lotta alla corruzione. Quella stessa corruzione e mala-gestione che aveva fatto cadere l’ex-padre della Nazione Amadou Toumani Toure (Att), deposto da un colpo di stato nel marzo del 2012.

Nel rapporto di 275 pagine redatto dall’ex procuratore di giustizia Amadou Ousman Toure (che secondo rumors di palazzo godrebbe di uno stipendio più alto di quello del Presidente, per garantirne l’incorruttibilità) e rimesso lunedì nelle mani dello stesso Ibk, come previsto dalla legge maliana, sono descritte vecchie e nuove forme di appropriazione di fondi pubblici, frodi ministeriali e mala gestione di amministratori comuni. Finte missioni ministeriali, macchinoni nuovi messi a conto spese e poi sostituiti con catorci, vere e proprie frodi fiscali. La corruzione in Mali, letta attraverso questo studio, è trasversale, radicata e insita nella natura stessa della gestione del potere e delle finanze pubbliche.

«Ma che cos’è, in fondo, la corruzione? Vorrei conoscere un paese, una democrazia, in cui non c’è corruzione. Il potere politico crea lavoro e fa girare l’economia di un’intera nazione. È normale che gli venga corrisposta una fetta della torta, soprattutto se la torta è grande. Noi africani preferiamo chiamarla “commissione”. È la regola, non l’eccezione.» Nel mondo politico maliano si sentono spesso discorsi di tale tenore. Queste parole sono state pronunciate durante un’intervista registrata da un politico maliano di lungo corso, che oggi siede ancora, dopo più di 20 anni di equilibrismi, in Parlamento. È la mentalità, dunque, che deve cambiare non le leggi, gli slogan dei partiti o i rapporti ufficiali rimasti a prendere polvere alla presidenza.

Tale scottante scandalo politico ha scosso il paese appena qualche giorno dopo l’annuncio di una proposta di legge per garantire un terzo dei posti pubblici alle donne, compresi quelli in Parlamento, dove oggi siedono appena 14 donne su 147 seggi. Nel gabinetto di Ibk, invece, figurano 3 ministre al femminile su 33. Una nuova legge sulle “quote rosa” che, se ratificata dall’Assemblea Nazionale, rappresenterebbe un passo storico rispetto alle resistenze dimostrate da ambienti musulmani radicali (come l’Alto Consiglio Islamico, presieduto dall’imam wahabita Mahmoud Diko che si è già dichiarato contrario a tale disegno di legge, dopo averne boicottato uno simile nel 2009). L’anno scorso il Global Gender Gap Report del Word Economic Forum ha classificato il Mali 138° su 142 Paesi al mondo per la condizione dei diritti delle donne. Nel frattempo attiviste e femministe maliane continuano a sostenere che se a governare fossero le donne la corruzione diminuirebbe drasticamente. 

Nella foto in alto il Verificatore Generale, Amadou Ousman Toure, autore del rapporto sulla corruzione e il Presidente del Mali, Ibrahim Boubakar Keita (Ibk), eletto dalle prime elezioni libere della storia del paese nell’ agosto 2013. (Fonte: mali-web.org)