Burkina Faso
Il clima non è dei migliori in Burkina Faso. Il primo ministro Isaac Zida e la guardia presidenziale sono ormai ai ferri corti. Denunce di complotti, richieste di dimissioni e polemiche rischiano di destabilizzare il periodo di transizione che deve condurre il paese alle elezioni del dopo-Campaoré, previste per l’11 ottobre.

Anche il Burkina Faso conferma che il passaggio alla democrazia là dove una dittatura (sia pur illuminata, potrebbe dire qualcuno) è durata troppo a lungo, non è mai stato facile. Non ci meraviglia quindi la tensione alle stelle tra il primo ministro Isaac Zida e la guardia presidenziale. C’era da aspettarselo, con voci di complotto, vere-false dimissioni, ecc. Zida, comunque, ha smentito ancora ieri 6 luglio le voci rilanciate dai media burkinabè sulle sue imminenti dimissioni. La gente, come sempre, è preoccupata che la transizione deragli.

Passiamo ai fatti. La guardia presidenziale reclama le dimissioni d’Isaac Zida, quando mancano poco più di tre mesi alle elezioni presidenziali previste per l’11 ottobre. Da più di una settimana il Burkina vive una nuova crisi legata al Reggimento di sicurezza presidenziale (Rsp). Si tratta di un corpo di élite composto da 1.300 uomini, che è stato il braccio armato e uno dei pilastri del regime dell’ex presidente Blaise Compaoré – cacciato dall’insurrezione popolare a fine ottobre 2014, dopo 27 anni di regno – e che ora esige le dimissioni del luogotenente-colonnello Zida, che era pur sempre il suo numero due ed era lui stesso inquadrato all’interno del Rsp. Da non dimenticare che a dicembre dello scorso anno, questo reggimento di élite era stato denunciato da Amnesty International per l’uso eccessivo e letale della forza durante le manifestazioni che avevano portato alla caduta del presidente Compaoré.

Complotto inventato?
Il governo del Burkina, incaricato di assicurare la transizione fino alle presidenziali di ottobre, ha dichiarato che un complotto contro il primo ministro fomentato dalla guardia presidenziale era stato sventato il 28 giugno scorso. Quella domenica Zida rientrava da una missione che lo aveva portato a Taiwan. L’aereo che lo riportava in patria era stato costretto ad atterrare non all’aeroporto internazionale di Ouagadougou, la capitale, ma alla base aerea. Ma degli ufficiali dell’Rsp accusano il capo del governo di aver inventato tutto così da mantenersi al potere allungando la transizione e creando confusione nel paese. Sospetti di complotto inventato sono condivisi anche da una parte della società civile.
I capi militari burkinabè hanno da parte loro chiesto al presidente Michel Kafando, che ora prova a trovare una soluzione, la formazione di un governo composto di soli civili così da porre fine a questa nuova crisi. Ma l’Rsp pretende assolutamente il cambio del primo ministro, mentre riafferma la propria volontà di rispettare la data dell’11 ottobre per le elezioni presidenziali. Già a febbraio c’era stata una prima crisi intorno all’Rsp: la guardia presidenziale aveva preteso le dimissioni di Isaac Zida, dopo che quest’ultimo aveva chiesto la dissoluzione pura e semplice del reggimento (sono i militari meglio addestrati del paese), prima di tornare sui suoi passi il 16 giugno scorso.

Una forza militare discussa
Sono in molti in Burkina a pretendere che si cambi lo statuto dell’Rsp, la sua missione e la sua localizzazione all’interno del palazzo presidenziale. Il Quadro di concertazione dei partiti politici, l’organismo che riunisce i partiti dell’ex opposizione a Blaise Comaporé, non vuole pretoriani al palazzo presidenziale. Anzi ne chiedono il semplice smantellamento. Anche perché gli uomini dell’Rsp sono accusati di essere autori di assassini politici – come quello del giornalista Norbert Zongo assassinato nel 1998 mentre conduceva un’inchiesta sull’uccisione di David Ouédraogo, l’autista di François Compaoré, fratello dell’ex presidente – e mai chiariti.

Ma i militari che in Africa, e in Burkina nel caso specifico, hanno fatto il bello e il cattivo tempo a servizio di dittatori preoccupati solo di salvare la poltrona, sapranno, ad elezioni avvenute, ritrovare la strada delle caserme, lasciando ai civili il governo dei loro paesi? 

Nella foto in alto il Primo ministro del Burkina Faso, Isaac Zida. (Fonte: Théo Renaut/AP/SIPA)