Alcuni sognavano di diventare calciatori per un importante club d’Europa, altri di ottenere un buon lavoro, altri ancora semplicemente un visto con cui avrebbero potuto viaggiare nel Vecchio continente in cerca di una vita migliore. Nessuna di queste speranze si è concretizzata per 76 cittadini ghanesi, per la maggior parte uomini di giovane età, attirati in Nigeria da una rete di criminali e finiti sotto ricatto una volta varcato il confine del paese dell’Africa occidentale.
I fatti risalgono a diversi mesi fa. Arrivati in Nigeria, i cittadini ghanesi sono stati prima privati di passaporti e cellulari, poi rinchiusi in luoghi angusti e sovraffollati. Una volta in gabbia, gli aguzzini li hanno costretti a contattare le loro famiglie e a chiedere loro altri soldi – circa 1.000 dollari – che gli sarebbero serviti per pagare dei corsi di formazione.
L’agonia ha avuto fine tra il 19 maggio e il 27 giugno, giorni in cui le forze di polizia del Ghana, in collaborazione con l’Interpol e le forze dell’ordine della Nigeria, sono riuscite a localizzare in diversi stati della Nigeria i luoghi in cui queste persone erano detenute e a liberarle. Attualmente è ancora in corso l’iter per farle rientrare in Ghana, mentre sono sette le persone finora fermate.
Come riportato dalla BBC, il Criminal Investigation Department (CID) del Ghana ha spiegato che le vittime sono state convinte a entrare in Nigeria via terra. Una volta nel paese sono state trasferite con la forza in dei veri e propri campi di detenzione, ammassate in quaranta in piccole stanze e costrette non solo a chiedere altri soldi ai propri famigliari ma anche a convincere amici e conoscenti a intraprendere il loro stesso viaggio.
Nel caso sarebbe coinvolta QNET, azienda internazionale di marketing attiva soprattutto nei settori del lifestyle e del benessere. Dal 2022 QNET non può operare in Ghana perché accusata di applicare il cosiddetto “schema Ponzi” nelle proprie strategie commerciali, uno schema piramidale attraverso cui si ottiene denaro dalle persone, in cambio della promessa di fargli incassare altissimi rendimenti in tempi brevi.
Nonostante QNET abbia sempre respinto le accuse, le autorità ghanesi sono convinte che sia stata coinvolta in queste e altre truffe simili che sono frequenti non solo in Ghana ma anche in altri paesi dell’Africa occidentale.
L’estrema povertà e la disoccupazione espongono soprattutto i giovani a finire nel mirino di raggiri come questo, che trovano spesso sui social o nel passaparola il canale giusto per far breccia nella speranza di chi ha il solo desiderio di andarsene ma non possiede purtroppo le basi culturali per distinguere una vera offerta di lavoro da una truffa.
Non è d’altronde un caso che i truffatori che hanno agito tra il Ghana e la Nigeria abbiano usato la promessa di un contratto da calciatore per guadagnarsi l’attenzione e la fiducia di così tanti giovani.
Una prassi criminale che è stata raccontata nel dettaglio in un reportage dal titolo “They dreamed of making it big in soccer. They were trafficked instead” (Sognavano di sfondare nel calcio. Invece sono finiti vittime del traffico di esseri umani), scritto dalla Costa d’Avorio, dove si è tenuta l’ultima Coppa d’Africa, dai giornalisti freelance Alija Alex Čizmić e Marco Simoncelli e pubblicato da New Lines Magazine.
“Decine di migliaia di giovani giocatori in Africa cercano disperatamente di farsi notare nella speranza di sfuggire alla povertà, alla disoccupazione e all’instabilità politica”, spiegano i due giornalisti. “E questa combinazione di disperazione e fama potenziale finisce con l’essere sfruttata in varie forme, incluso il traffico di esseri umani, con persone che, fingendosi agenti, ottengono denaro da giocatori promettenti e dalle loro famiglie ma poi non mantengono le loro promesse”.
Secondo i dati riportati nel reportage, sarebbero circa 15mila i giovani africani che ogni anno restano impigliati in questo genere di tratta, quasi tutti provenienti dall’Africa occidentale. Se in Costa d’Avorio intraprendere la carriera di calciatore significa d’altronde aspirare al massimo a uno stipendio mensile di 500 dollari, la disparità abissale con quanto si potrebbe percepire in Europa anche in club poco blasonati, spinge migliaia di giovani a tentare il tutto per tutto per fare il salto nel calcio che conta.
Pur di far fare un provino a uno dei loro figli, in Africa molte famiglie sono disposte a privarsi di ogni loro bene, a chiedere in prestito denaro, addirittura a sacrificare l’istruzione dei figli più piccoli. Una volta arrivati nella destinazione indicata dal falso agente che li ha adescati, i ragazzi vengono per prima cosa privati del passaporto e di tutti i soldi che hanno con sé.
Per alcuni il calvario finisce in pratica qui. Ma per altri può andare ancora peggio, con soprusi che vengono perpetrati per mesi se non per anni, fino a quando il giovane e la sua famiglia sono stati derubati di tutto.
Un calvario simile lo ha vissuto sulla sua pelle anche il calciatore ghanese Abdul Gafar che a Deutsche Welle ha denunciato la rete di trafficanti che offrono falsi contratti a giovani aspiranti professionisti, costringendoli a rischiosi pellegrinaggi nelle estreme periferie del calcio d’Europa e Asia, per poi abbandonarli a sé stessi. Costringendoli a tornare a casa, senza più soldi e, ovviamente, senza lo straccio di un contratto.