L’iter

Una Commissione territoriale esamina la pratica, c’è poi l’audizione del richiedente asilo e infine la decisione. Nel caso di rigetto della domanda, vi è l’obbligo, per il richiedente, di lasciare il territorio nazionale.

Quando si parla di rifugiati, il discorso è quasi sempre schiacciato sul luogo di arrivo, sui problemi di accoglienza. Tuttavia è importante tenere unito l’intero percorso che consta di tre tempi: la partenza, le aree di transito (viaggio e mezzi usati) e il paese di arrivo. Se non si tengono insieme, è difficile cercare di capire la persona, il disorientamento, i traumi, la complessità di tante condizioni umane.

Una volta approdata nel territorio di uno stato che ha sottoscritto la Convezione di Ginevra, la persona può presentare una domanda di protezione internazionale alle autorità competenti, alle quali spetta esaminare se si tratti di rifugiato, sempre ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951, o di beneficiario della protezione sussidiaria.

Tecnicamente, il richiedente asilo è «colui che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova ai di fuori del paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra». Questi atti possono concretarsi in: atti di violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale; provvedimenti legislativi, amministrativi, di polizia o giudiziari, discriminatori per loro stessa natura o attuati in modo discriminatorio; azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie; rifiuto di accesso ai mezzi di tutela giuridici e conseguente sanzione sproporzionata o discriminatoria. (…)

 

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