Le accuse del tribunale dell’Aja
Il regime libico non si scompone di fronte alla richiesta di mandato di arresto per Gheddafi, accusato di crimini contro l’umanità, presentata ieri dal procuratore Luis Moreno Ocampo ai giudici della Corte penale internazionale.

Sono attesi oggi, a Mosca, gli inviati del leader libico Muammar Gheddafi, invitati dal governo russo per tentare l’ennesima mediazione con i ribelli di Benghazi. Il Cremlino si è sempre rifiutato di riconoscere l’autorità del Consiglio nazionale di transizione, proponendosi, tuttavia, come mediatore della crisi, il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha fatto sapere, ieri, che «la Russia è pronta a tenere aperto un dialogo con entrambe le parti».

Da ieri, però, la soluzione diplomatica del conflitto sembra essere sempre più lontana. Ieri, infatti, il procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja, Luis Moreno Ocampo, ha presentato ai giudici della corte, la richiesta per un mandato di arresto internazionale nei confronti del colonnello Gheddafi, di suo figlio Saif Al Islam e del capo dell’intelligence militare Abdullah Al Sanussi, peraltro cognato del raìs, accusati di essere i principali responsabili degli attacchi sistematici contro i civili nel conflitto libico.

Ci sono prove sufficienti a giustificare le accuse, ha dichiarato Moreno Ocampo, dopo aver revisionato 1200 documenti e 50 testimonianze, che mostrerebbero il diretto coinvolgimento di Gheddafi nei massacri. Secondo l’ufficio dell’accusa, Gheddafi avrebbe «personalmente ordinato attacchi indiscriminati contro i civili». «Le sue forze – continua Ocampo – hanno attaccato civili libici nelle loro case e in luoghi pubblici; sparato contro i manifestanti con munizioni vere; usato armi pesanti contro le processioni funerarie e piazzato cecchini per uccidere i fedeli all’uscita delle moschee». Le prove mostrerebbero la persecuzione di dissidenti, torturati o semplicemente scomparsi dopo l’arresto. Le responsabilità sarebbero condivise tra il colonnello, suo figlio, e suo cognato.

Fredda la risposta da Tripoli che ha fatto sapere, ieri, di voler ignorare le accuse. Tuttavia, se i giudici dell’Aja dovessero accogliere le richieste di Ocampo, le possibilità per un esilio di Gheddafi si ridurrebbero a poche destinazioni, probabilmentee limitate a paesi che non hanno aderito al Statuto di Roma, istitutivo della Corte. Un mandato internazionale, obbligherebbe, infatti, tutti i paesi aderenti ad eseguire l’arresto.

Sul terreno, continuano intanto i bombardamenti della Nato. Questa mattina le autorità libiche, a Tripoli, hanno portato un gruppo di giornalisti sulle rovine, in fiamme, di una residenza di Gheddafi. Nonostante le dichiarazioni tecniche dei vertici dell’Alleanza, Gheddafi rimane di fatto un obiettivo degli attacchi, diretti, secondo gli stessi militari, contro i “centri di comando” militare.