Trump attacca i somali in Minnesota: “Sono spazzatura” - Nigrizia
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Gli attacchi xenofobi coincidono con una campagna mirata di rastrellamenti dell’immigrazione a Minneapolis contro la comunità di origini somale
Trump attacca i somali in Minnesota: “Sono spazzatura”
Intanto in Somalia gli USA intensificano la campagna militare contro il terrorismo
03 Dicembre 2025
Articolo di Redazione
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“Garbage”, spazzatura. È l’odioso termine con cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito gli immigrati somali negli USA.

Al termine di una riunione di gabinetto in diretta tv, Trump ha attaccato senza mezzi termini la comunità somala americana definendola come “persone che vengono qui a lamentarsi e a non fare nulla”. “Il nostro paese andrà nella direzione sbagliata se continuiamo ad accogliere spazzatura”, ha aggiunto.

Ha poi rincarato la dose rivolgendosi alla deputata di origini somale Ilhan Omar: “Lei è spazzatura. I suoi amici sono spazzatura. Queste non sono persone che lavorano. Non sono persone che dicono: ‘Costruiamo questo paese’, sono persone che non fanno altro che lamentarsi”.

Un attacco xenofobo e razzista non a caso diretto contro la deputata che rappresenta il Minnesota, dove l’amministrazione Trump ha avviato una campagna di rastrellamenti prendendo di mira proprio gli immigrati di origini somale, circa 80mila persone, per la maggior parte, peraltro, cittadini statunitensi o residenti legalmente negli USA.

Una campagna concentrata nell’area metropolitana di Minneapolis-St. Paul, dove risiede la più grande popolazione somala del paese e dove Trump ha schierato un centinaio di agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e altri funzionari federali, predisponendo “squadre d’assalto”, secondo quanto riportato ieri dal New York Times.

L’operazione di polizia arriva, tra l’altro, dopo che da giorni Trump minaccia di revocare lo status di protezione temporanea per i somali in Minnesota.

Il britannico The Guardian fa notare che l’accanimento contro la comunità somala coincide con un’inchiesta della magistratura che ha svelato casi di frode ai danni dello stato perpetrati per anni da decine di somali per ottenere vantaggi come assistenza medica, rimborsi per pasti, alloggi e servizi per l’autismo.

Un caso amplificato dalla stampa di destra che è arrivata a supporre che i soldi dei contribuenti del Minnesota avessero potuto finanziare l’organizzazione terroristica al-Shabaab nel paese del Corno d’Africa, definito dall’amministrazione Trump un “centro di attività fraudolente di riciclaggio di denaro”. Un’ipotesi su cui il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato di voler indagare.

A sostegno della comunità somala si è invece schierato apertamente il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, rieletto un mese fa per un terzo mandato dopo aver vinto un duello tutto interno ai Democratici con il suo più accreditato sfidante, il 35enne senatore statale Omar Fateh, musulmano e figlio di immigrati somali.

“Alla nostra comunità somala, vi vogliamo bene e siamo al vostro fianco”, ha detto Frey, rassicurando sul fatto che la polizia di Minneapolis non collabora all’applicazione delle leggi sull’immigrazione.

“Prendere di mira i somali significa violare il giusto processo, commettere errori e, diciamolo chiaramente, significa che cittadini americani saranno detenuti solo perché hanno un aspetto somalo”, ha aggiunto.

Il paradosso USA

Le invettive trumpiane contro gli immigrati somali stridono con l’accresciuto impegno militare degli Stati Uniti in Somalia, dove le forze statunitensi sono impegnate in programmi di addestramento dell’esercito e, soprattutto, nella campagna per smantellare le roccaforti dello Stato Islamico sulle montagne di Golis, nella regione semi-autonoma del Puntland.

Proprio due giorni fa il capo del Comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM), generale Dagvin Anderson, ha iniziato una serie di visite di alto livello nel Corno con l’obiettivo di rafforzare la lotta al terrorismo in Etiopia, in Puntland e in Somaliland.

Proprio il Somaliland è un altro centro degli interessi di Washington, con il Senato americano bersaglio di un’intensa attività di lobbying da parte di Hargeisa per convincere l’amministrazione Trump a riconoscere l’indipendenza dello stato settentrionale dalla Somalia.

Un’eventualità duramente respinta da Mogadiscio che continua a considerare il Somaliland come parte del territorio federale, nonostante la completa autonomia della regione, di fatto indipendente dalla Somalia dal 1991.

Un riconoscimento da parte degli USA della piena sovranità del Somaliland aprirebbe però una frattura insanabile con il governo somalo, con ripercussioni fortemente destabilizzanti per l’intera regione.  

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