Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di luglio – agosto 2026.
La guerra degli Usa e di Israele contro l’Iran cambierà l’assetto geopolitico mondiale. Ma non nella direzione voluta da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, che non hanno raggiunto i loro obiettivi. Gli Stati Uniti volevano occupare l’Iran, come avvenuto con l’Afghanistan e l’Iraq, per accaparrarsi le sue risorse naturali e controllare le rotte marittime del commercio internazionale delle energie, tagliando così la strada alla Cina che importa il petrolio iraniano.
Insieme agli israeliani, gli Usa credevano di vincere in pochi giorni. Ma l’Iran ha resistito, nonostante gli ingenti danni subiti.
Trump si è infilato in una palude. Nei primi 40 giorni di guerra gli Usa hanno speso 50 miliardi di dollari. Questa guerra ha aggravato le condizioni dei cittadini americani, che hanno visto ridursi il loro potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Non volevano questa guerra, e a novembre si svolgeranno delle elezioni di medio termine che potrebbero riservare brutte sorprese per Trump e i repubblicani.
Anche Tel Aviv è in difficoltà. Il bilancio del conflitto è deludente. E per di più la guerra contro il Libano sta costando sia in termini umani che di materiale bellico. Il premier Netanyahu non ha mai voluto la fine della guerra contro l’Iran; ha sempre fatto pressioni su Trump affinché non firmasse un’intesa con Teheran. Si vocifera addirittura che i servizi di intelligence israeliani ricattino Trump con materiale legato al suo coinvolgimento nella rete di abusi di Jeffrey Epstein.
A ogni modo è diffusa negli States l’idea che Israele influenzi la politica Usa in Medio oriente attraverso la lobby sionista. Il consigliere e genero di Trump Jared Kushner, di origine ebraica, sarebbe il gancio tra lobby e Casa Bianca.
Lo scorso giugno Trump ha annunciato che gli Usa «hanno messo fine alla guerra contro l’Iran», ma gli iraniani non si fidano del presidente: in passato ha già ingannato il paese, bombardandolo mentre erano in corso i negoziati. Bisogna capire se si tratta realmente della fine o solo di una tregua. Nel momento in cui Nigrizia va in pagina, l’intesa è prossima a essere finalizzata, anche se diversi dettagli restano da definire.
Le principali richieste iraniane sono la gestione dello stretto di Hormuz insieme all’Oman, la fine dell’aggressione di Israele contro il Libano, il rilascio dei fondi sovrani del paese che si aggirano attorno ai 100 miliardi di dollari, la fine delle sanzioni e il diritto di continuare a dotarsi del nucleare per scopi civili. I margini del negoziato su diverse di queste condizioni sono ridotti e non è ancora chiaro quanto di queste istanze sia stato accolto nell’intesa.
Trump ha detto che la guerra è finita perché l’Iran non avrà la bomba nucleare. E questa sarebbe una vittoria? È da anni che l’establishment iraniano afferma di non aver mai avuto l’intenzione di dotarsi del nucleare per scopi militari. Nel 2015, durante la presidenza Obama, l’Iran firmò un accordo col quale si impegnava a non produrre più del 3,6% di uranio arricchito. Trump ha stracciato l’intesa nel suo primo mandato. E ora vuole trattare?
Al di là di quelli che saranno i risultati delle trattative, di fatto gli Usa e Israele sono usciti strategicamente sconfitti da questo conflitto. La visita di Trump in Cina durante la guerra è stata un flop. Il rapporto tra Teheran e Pechino si è rafforzato e ora il Brics+ è ancor più solido per affrontare la sfida per un nuovo ordine mondiale equo e solidale.
Trump in Cina
Lo scorso maggio il presidente Usa si è recato a Pechino, dove ha incontrato l’omologo Xi Jinping per una missione
di due giorni. Al seguito di Trump anche 13 amministratori delegati di giganti del tech. I due presidenti sono convenuti sulla necessità di impedire che l’Iran ottenga un’arma atomica, mentre gli Usa hanno annunciato alcuni accordi commerciali e l’istituzione di due canali di facilitazione per investimenti e commercio.