Tunisia

Il decreto legge tunisino del 2011  che permette la confisca dei beni del presidente deposto Zine el-Abidine Ben Ali e della la sua famiglia è stata annullata lunedì scorso dalla giustizia tunisina. 

 Il tribunale amministrativo di Tunisi ha stabilito che il testo non era valido perché non è mai stato convalidato né dall’Assemblea costituente nazionale, eletta nel mese di ottobre del 2011, né dall’Assemblea dei rappresentanti del popolo, eletta a fine 2014. 

Promulgato il 14 marzo 2011, il decreto legge riguardava la confisca dei beni mobili e immobili di proprietà dell’ex-leader tunisino Zine el-Abidine Ben Ali, della moglie e dei suoi 114 parenti.

Il governo ha già fatto sapere che intende fare ricorso su questa decisione, che potrebbe anche influenzare lo stato dei beni della famiglia dell’ex dittatore che sono ancora bloccati in Svizzera. Il governo di Tunisi ha definito la decisione “pericolosa”, attraverso le parole Ministro del demanio dello stato, Eleuchi Hatem. I Ministro ha detto che spetta ai familiari contestare caso per caso la confisca dei loro beni e non alla giustizia amministrativa. “Questa è una decisione scioccante e spero che il giudice prenderà la decisione appropriata in appello”, ha poi sottolineato.

Le autorità tunisine hanno intrapreso subito dopo la rivoluzione del gennaio 2011 il sequestro dei beni di Ben Ali. Si tratta di centinaia di aziende, beni immobili, auto o gioielli. Parte della proprietà è stata venduta, per lo più durante un’asta nel 2012.

Nel settembre dello stesso anno, la Tunisia ha detto di aver confiscato 13 miliardi di dollari che appartenevano alla famiglia, ma anche al suo partito ormai sciolto, il Rassemblement constitutionnel démocratique (Rcd). Le autorità hanno anche avviato un procedimento per cercare di recuperare i fondi che i parenti di Ben Ali hanno investito all’estero, soprattutto in Svizzera.

La Confederazione elvetica aveva inizialmente bloccato, nei primi mesi del 2011 durante la caduta del leader, i circa 60 milioni di franchi nei conti appartenenti alla famiglia. Ma Tunisi aveva successivamente ottenuto il loro scongelamentodopo aver ottenuto l’assistenza giudiziaria dalla Svizzera.

Nel mese di aprile 2014, infatti, la Confederazione aveva rimborsato un anticipo di 35 milioni di franchi. 

Tuttavia, con la decisione del tribunale amministrativo di Tunisi ora mette a rischio la riscossione del resto del denaro perché è probabile che i parenti di Ben Ali utilizzino la sentenza per fare ricorso. (JeuneAfrique)