Dodici morti e due dispersi, un solo sopravvissuto. È il bilancio del naufragio avvenuto al largo di Zarzis, nel sud-est della Tunisia. Lo fa sapere la Direzione generale della Guardia nazionale tunisina. I passeggeri erano giovani tunisini e una donna incinta, partiti il 19 agosto dalla zona costiera di Jdaria, tra Zarzis e Ben Guerdane, nella speranza di raggiungere l’Italia.
Nelle notti del 22 e 23 agosto sono scoppiate violente proteste a Ben Guerdane in reazione al naufragio. Le forze dell’ordine hanno disperso i manifestanti con gas lacrimogeni.
Oussama Chouat, unico sopravvissuto al naufragio, ha raccontato a Mosaique FM le dinamiche dell’accaduto: a cinque ore dalla partenza, a quattordici miglia nautiche dalla costa tunisina, l’imbarcazione aveva iniziato a prendere acqua. Le condizioni metereologiche erano instabili.
Le onde hanno agitato la barca al punto da capovolgerla, gettando in mare aperto le persone a bordo. Chouat ha trascorso quasi 48 ore in mare prima di venire avvistato da una nave mercantile proveniente dalla Libia, il 21 agosto. Dopo averlo soccorso, l’equipaggio ha allertato le autorità tunisine per avviare le operazioni di ricerca.
«Sono molti i fattori che oggi spingono i giovani tunisini a emigrare. La situazione economica e sociale sta peggiorando sempre di più», racconta a Nigrizia Romdhane Ben Amor, ricercatore in demografia ed esperto di questioni migratorie. Ben Amor ha partecipato il 24 agosto a una manifestazione a sostegno della popolazione di Ben Guerdane, tenutasi innanzi al Teatro comunale di Tunisi.
«Attualmente in Tunisia ci sono numerosi problemi sociali, legati anche all’incapacità dello Stato di farvi fronte: le difficoltà nell’accesso all’acqua, all’elettricità e al lavoro. Si tratta quindi di una carenza di molti beni e servizi essenziali, che interessa soprattutto le zone di frontiera con la Libia. Ben Guerdane, infatti, è un’area che ha subìto le conseguenze delle politiche di gestione delle frontiere», ha aggiunto il ricercatore.
Ben Guerdane: marginalizzazione alla frontiera
Una stessa famiglia ha perso 7 giovani nel naufragio. Delle 15 persone partite verso l’Italia, 14 erano originarie di Ben Guerdane e una di Zarzis. Un dato che riporta al centro le condizioni economiche e sociali di una città che, fin dall’indipendenza della Tunisia nel 1956, è rimasta ai margini dei grandi progetti di sviluppo dello Stato.
Di fronte alla mancanza di opportunità economiche, Ben Guerdane ha trovato nel commercio parallelo una fonte di sostentamento. La città ha finito così per vivere di frontiera, legando la propria economia al valico di Ras Jedir e agli scambi con la vicina Libia.
Nel 2014, l’Istituto nazionale di statistica stimava che il 34,68% della popolazione attiva lavorava nel commercio informale, in attività quali lo scambio di merci, il cambio di valuta e il commercio di carburante. Tuttavia, le tensioni diplomatiche, le chiusure del confine e le restrizioni alla circolazione delle merci hanno messo a nudo la vulnerabilità a cui ogni giorno sono esposti gli abitanti della città di frontiera.
«Lo Stato deve rendersi conto che la questione di Ben Guerdane riguarda tutte le città dell’interno e le aree di confine emarginate della Tunisia. Deve ascoltarci e adoperarsi per trovare soluzioni concrete», ha dichiarato Mostafa Abdelkebir, presidente dell’Osservatorio tunisino dei diritti umani.
Da anni Abdelkebir denuncia la precarietà delle condizioni economiche e sociali della città. All’indomani della tragedia, l’attivista ha rivolto un appello al presidente tunisino Kais Saied affinché si recasse sul posto. Dal governo, infatti, non è arrivata ancora alcuna dichiarazione.
Le conseguenze dell’esternalizzazione delle frontiere
«Per quanto tempo ancora la Tunisia continuerà a perdere i suoi giovani migliori? La Tunisia sta pagando il prezzo di politiche europee disumane e ingiuste», scrive Abdelkebir sui suoi canali social.
Nel luglio 2023, Bruxelles e Tunisi hanno rafforzato la loro cooperazione migratoria con un Memorandum d’intesa (MoU) che ha previsto “un immediato aiuto” di 105 milioni di euro per supportare la Guardia costiera tunisina e la gestione delle frontiere. Il partenariato mirava a intervenire per arrestare le partenze dal paese nordafricano verso le coste italiane. Da allora, gli arrivi sono passati da 97.667 nel 2023 a 4.861 nel 2025.
«I problemi che oggi viviamo in Tunisia rispetto alla migrazione derivano in gran parte dall’Europa. La questione fondamentale è l’esternalizzazione delle frontiere», spiega a Nigrizia il dipartimento migrazione del Forum tunisino dei diritti economici e sociali (FTDES).
«Gli europei cercano di spostare il loro problema con la migrazione verso i paesi del Sud, soprattutto verso quelli del Nordafrica. C’è sicuramente una parte di responsabilità nel processo che conduce alle tragedie in mare», ha aggiunto.
Canali legali, visti Schengen e il tasso di rifiuto
Il contenimento delle partenze irregolari, tuttavia, è solo una faccia della questione. L’altra riguarda le possibilità concrete, per i cittadini tunisini, di raggiungere legalmente l’Europa.
Sul punto, FTDES dichiara: «Ogni anno la Tunisia esporta migliaia di ingegneri e medici, soprattutto verso la Francia e la Germania. Ma non siamo mai riusciti a negoziare davvero questo dossier con gli europei. Vale a dire: possiamo fornire persone laureate e qualificate, ma in cambio avremmo potuto ottenere accordi che permettessero anche a giovani magari meno qualificati di andare a cercare lavoro attraverso canali legali, contribuendo così a ridurre i flussi migratori irregolari».
Anche l’accesso alla mobilità regolare verso l’Europa rimane selettivo. Secondo le ultime statistiche della Commissione europea, nel 2025 la Tunisia si è collocata al quindicesimo posto per numero di domande di visto Schengen presentate, con 188.579 richieste. Quasi una su cinque è stata respinta, con un tasso di rifiuto del 19,6%.
Ottenere un visto Schengen spesso è una vera e propria missione: le garanzie richieste dai paesi europei – come i mezzi economici e l’assicurazione sanitaria – sono proibitive per gran parte della popolazione tunisina. Specie per coloro che si trovano in una condizione di forte vulnerabilità economica: secondo gli ultimi dati disponibili risalenti al 2014, Ben Guerdane contava 4.676 disoccupati, la maggior parte dei quali laureati (38%). Registrava un tasso di disoccupazione del 18,58%: il più elevato del governatorato di Médenine (Zarzis 14,03%; Djerba Ajim 15,09%).
C’è tutto questo dietro al naufragio del 19 agosto e alle proteste che gli hanno fatto seguito. Il 24 agosto, la coordinatrice residente delle Nazioni Unite in Tunisia, Rana Taha, ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. La Lega tunisina per i diritti umani (LTDH) ha definito “tragedia umana” quella che si consumata nel Mediterraneo. L’ennesima.