Europa / Africa

Dallo scorso 5 dicembre anche l’Africa ha ufficialmente i suoi paradisi fiscali. Lo hanno stabilito i 28 ministri delle Finanze europei, stilando per la prima volta una blacklist di 17 paesi, ritenuti poco collaborativi per quanto riguarda l’adozione di norme contro l’evasione fiscale.

Nella lista nera europea dei ‘paradisi fiscali’ appaiono la Tunisia e la Namibia, mentre se la sono cavata per ora, Marocco e Capo Verde, che dopo aver promesso rapidi adeguamenti, sono stati deviati invece in una seconda lista (grigia) che comprende al momento 47 paesi con impegni da rispettare. Il fatto che in tutto il continente africano vi siano soltanto due paesi non ancora allineati alle regole fiscali europee, è comunque di per sé, una buona notizia.

La Tunisia paga la sua politica di agevolazioni fiscali a società straniere che producono sul suo territorio ma esportano in Europa. La Namibia evoca invece un problema di comunicazione con Bruxelles, che 10 mesi fa aveva chiesto inutilmente a Windoek di applicare le norme OCSE sulla trasparenza bancaria.

Ma – fanno notare esponenti dei movimenti anti-globalizzazione – la lista nera dell’Europa appare profondamente incompleta. L’organizzazione Oxfam elenca infatti altri 35 paesi che avrebbero dovuto esservi inclusi, se l’Unione avesse applicato le proprie norme in materia di evasione fiscale, “senza cedere alle pressioni politiche”.
Pesano in particolare le assenze di paesi interni alla stessa Europa, come Lussemburgo, Svizzera, Malta, Olanda e Gibilterra, di cui i 28 ministri delle Finanze sembrano essersi completamente dimenticati. (Afrique Presse / Huffington Post / LCI