Elezioni dell’Assemblea Costituente
Entusiasmo, confusione, diffidenza, sconcerto. Un mix di sentimenti caratterizza il primo appuntamento con le urne del dopo Ben Ali in Tunisia, il 23 ottobre. A raccontarcelo, in audio, è Youssef Tlili, rappresentante dell’Unione degli Studenti Tunisini.

“Il governo non ha fatto alcuno sforzo per spiegare alla gente perché è importante iscriversi nelle liste elettorali. E’ un problema di comunicazione che riguarda tutti i paesi che vivono una transizione democratica”. Così Youssef Tlili, giovane rappresentante dell’Unione degli Studenti Tunisini, spiega il perché della bassa affluenza alla registrazione nelle liste dei votanti (solo il 45% della popolazione), ma descrive anche la grande confusione e la diffidenza nei confronti della politica che regna nel paese alla vigilia del primo appuntamento con le urne, domenica 23 ottobre.

Con questo voto i tunisini eleggeranno, con sistema proporzionale, i 217 membri dell’Assemblea Costituente, l’organismo incaricato di redigere la nuova Carta Costituzionale. La precedente è stata abolita dopo la caduta del presidente Zine el Abidine Ben Ali – al potere dal 7 novembre 1987 al 14 gennaio 2011 – e dopo lo scioglimento del suo partito.

Chi, tra i 7 milioni di iscritti, andrà a votare nelle 27 circoscrizioni nazionali, dovrà districarsi tra 1.424 liste elettorali – 787 riferite a partiti, 587 a indipendenti e 54 a coalizioni – e tra 10.937 candidati. Un vero rompicapo per cittadini usciti solo nove mesi fa da 24 anni di “elezioni di regime”.

Il sistema proporzionale, messo a punto dalla commissione istituita ad hoc la scorsa primavera dal governo transitorio, favorirà, comunque, i partiti o le coalizioni più forti, e gli islamisti di Enhadda sono tra questi. La nota positiva è rappresentata dall’imposizione di un vincolo di “quote rosa” e di “quote giovani”: la metà delle candidature deve essere, per legge, al femminile e il 25% dei candidati sotto i 30 anni. Per quanto riguarda le candidate si tratta solo di un primo, timido passo avanti, visto che i capolista sono tutti uomini. L’eccezione è rappresentata dalla piccola coalizione del Polo Democratico Modernista che propone la metà dei capolista donne. Ma la vera sfida, quella politica e di consensi, rimane quella tra partiti di ispirazione religiosa (islamica) e partiti modernisti e riformatori (laici).

Per la prima volta nella storia della Tunisia voteranno anche i cittadini all’estero, suddivisi in 6 circoscrizioni. In Italia potranno esprimere le loro preferenze presso i consolati di Roma, Milano, Genova, Napoli e Palermo, ma anche in questo caso manca un vero programma informativo sul territorio. E questa volta nemmeno i social network riescono a colmare il vuoto.

Per chi vota in Italia i capolista delle principali formazioni politiche sono: Fares Ghezal (Partito Democratico Progressista), Abdouli Touhami (Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà, Ettakatol), Osama Al Saghir (Enhadda), Sara Ben Guiza (Polo Democratico Modernista, Al Qotb), Hedi Khirat (Lista Democratici Tunisini in Italia).

Per monitorare l’andamento del voto in Tunisia, l’Unione europea ha inviato 150 osservatori, l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) sarà presente con 80 parlamentari provenienti da 22 nazioni.


(L’intervista a Youssef Tlili, realizzata da Michela Trevisan e Ismail Ali Farah, è stata registrata il 24 settembre 2011, nell’ambito del “Meeting dei 1000 giovani per la Pace”, a Bastia Umbra)