La nuova premier tunisina Najla Bouden

Dopo oltre due mesi dalla dichiarazione dello stato di emergenza, la sospensione del parlamento e la revoca del primo ministro e dell’immunità dei deputati, il presidente tunisino Kaïs Saïed ha incaricato Najla Bouden di formare un nuovo governo. Il presidente non ha mancato di sottolineare che per la prima volta nella storia della Tunisia una donna assume questo incarico, «un omaggio alla donna tunisina», aggiungendo l’urgenza della composizione del governo «nelle prossime ore o giorni».

Non si tratta però del ritorno alla normalità, anzi, la vera notizia è il fatto che Najla Bouden occuperà quel posto «fino alla fine dello stato di emergenza», come ha precisato il presidente. Visto il compito assegnatole di «combattere la corruzione e a lottare contro l’anarchia che regna in parecchie istituzioni e di rispondere alle aspirazioni dei tunisini», il nuovo governo non dovrebbe avere una vita breve.

Najla Bouden, laureata in geologia, insegna alla Scuola nazionale di ingegneria di Tunisi e ha occupato diverse funzioni nel ministero dell’insegnamento superiore. Una donna dunque al di fuori degli schieramenti politici, come il presidente. Verosimilmente il suo sarà un governo “tecnico” che non necessiterà della fiducia del parlamento perché il 22 settembre scorso il presidente ha decretato di estendere ulteriormente le misure eccezionali prese il 25 luglio e il 23 agosto, assumendo il potere esecutivo con “l’aiuto” di un primo ministro e lasciando sospese le funzioni del parlamento.

La Tunisia ha dunque un uomo solo al comando per portare in porto “le riforme” fin qui non ancora meglio precisate. Tra queste non ci sarà – a dispetto della nomina di una donna ad aiutare il presidente a governare – quella relativa alla parità uomo-donna nell’eredità: Kaïs Saïed si è più volte pronunciato contro l’abolizione della norma prevista dal Corano. L’omaggio alla donna tunisina di cui parla il presidente è un modo per tentare di ingraziarsi l’altra metà della Tunisia.

Percorso a ostacoli

Il manifestarsi in forme drammatiche del disagio sociale, le proteste popolari che hanno cominciato ad attraversare la capitale contro le misure eccezionali, controbilanciate dalla scesa in campo dei supporter del presidente, cominciano ad intaccare il prestigio fin qui goduto da Kaïs Saïed.

Il maggior sindacato tunisino, l’Unione generale del lavoro (Ugtt), che lo aveva sostenuto all’indomani del 25 luglio, manifesta apertamente le sue preoccupazioni. La società civile chiede la fine delle misure eccezionali, esprime preoccupazione per la monopolizzazione del potere e reclama una vasta consultazione. I partiti minori hanno cominciato a coalizzarsi nel tentativo di superare la frammentazione, tanto più davanti alla crisi del partito di maggioranza relativa Ennahda.

La corruzione e il blocco della macchina statale che tutti hanno potuto sperimentare in questi anni, hanno dato una solida base di consenso al presidente, anche perché questi ha potuto ripararsi dietro l’inefficienza del governo. Con i pieni poteri viene meno questo schermo e Kaïs Saïed si trova ora esposto in prima persona davanti al potere che esercita. Il rischio è che di fronte alle inevitabili difficoltà a gestire la crisi economica e sociale il presidente sia tentato di rafforzare i propri poteri e allargare le misure restrittive della libertà, come già accaduto nella storia recente della Tunisia.

La decisione di nominare solo ora un nuovo governo, che avrebbe dovuto veder la luce poco dopo lo stato di emergenza del 25 luglio, deriva dalla consapevolezza da parte di Kaïs Saïed che la sua presa sul paese si sta allentando. Il consenso suscitato dallo stato di emergenza deriva in primo luogo dall’aver liberato il paese dall’insopportabile morsa della classe politica, ma ora la gente ha bisogno di risposte.

Le domandano anche i mercati finanziari e non a caso la decisione di Kaïs Saïed di nominare un governo è stata subito commentata positivamente per la possibilità di evitare la crisi finanziaria e i relativi costi che attanagliano la Tunisia.

 

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