Tunisia: avvocati e opposizioni in sciopero della fame a sostegno dei detenuti politici
Pace e Diritti Politica e Società Tunisia
In carcere rifiutano il cibo l’avvocato e attivista Ayachi Hammami e altri dissidenti, denunciando gravi violazioni dei loro diritti fondamentali
Tunisia: sciopero della fame di avvocati e opposizioni a sostegno dei detenuti politici
23 Dicembre 2025
Articolo di Redazione
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Manifestazione per la liberazione di Ayachi Hammami e dei detenuti politici (Credit: X @UN_SPExperts)

Uno sciopero della fame in solidarietà ai detenuti politici e d’opinione in Tunisia per denunciare il regime autoritario del presidente Kais Saied e un sistema giudiziario piegato al potere esecutivo.

Lo hanno annunciato la principale coalizione di opposizione, il Fronte di salvezza nazionale, e un gruppo di 32 avvocati, tra cui gli ex presidenti dell’Ordine degli avvocati tunisini Abdelrazak Kilani e Chawki Tabib.

Lo sciopero di tre giorni, dal 22 al 24 dicembre, vuole essere un segnale di sostegno al celebre avvocato e attivista per i diritti umani Ayachi Hammami, arrestato il 2 dicembre in seguito a una condanna in appello a cinque anni di carcere nell’ambito di un maxi-processo per “cospirazione contro la sicurezza dello stato” che aveva comminato pene detentive fino a 45 anni a una quarantina di oppositori del governo, imprenditori e avvocati, tra cui lo stesso leader del Fronte di salvezza nazionale Nejib Chebbi, condannato a 12 anni di carcere.

Un processo considerato uno dei più grandi procedimenti giudiziari politici repressivi nella storia recente della Tunisia.

Hammami, assieme agli altri detenuti – Ridha Belhaj, Ghazi Chaouachi, Jaouhar Ben Mbarek, Abdelhamid Jelassi, Khayam Turki, Issam Chebbi e Chaima Issa – è in sciopero della fame da ieri, denunciando gravi violazioni dei loro diritti fondamentali.

Gli avvocati che aderiscono allo sciopero fanno parte del comitato di difesa dei condannati nel maxi-processo che invita le forze politiche, la società civile e l’opinione pubblica a intensificare le mobilitazioni a sostegno dei diritti e delle libertà, dello stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura.

Negli ultimi mesi la Tunisia ha vissuto un’ulteriore stretta repressiva da parte del regime, con decine di arresti di dissidenti e persone individuate come appartenenti alla comunità LGBTQ+, e con la chiusura di due storiche organizzazioni per i diritti – il Forum per i diritti economici e sociali e l’Associazione delle donne democratiche – che si aggiungono a 47 altre realtà sociali che sono state sciolte e ad altre 36 cui sono stati congelati i beni.

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