Tunisia / Arabia Saudita

“No alla profanazione della Tunisia, terra della rivoluzione” è lo slogan che campeggia da ieri su un enorme striscione con cui il Sindacato dei giornalisti tunisini protesta contro la visita del principe saudita Mohammed Bin Salman, oggi nella capitale come parte di un tour di diversi paesi arabi.

Lo striscione, calato all’esterno dai locali dell’organizzazione, raffigura il principe che tiene in mano una sega elettrica, in riferimento all’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi.

Quella dei lavoratori dell’informazione si unisce a molte voci che si sono opposte in questi giorni alla visita di Bin Salman, il cui regno sostiene finanziariamente diversi paesi del Maghreb: tra le altre, un gruppo di 50 avvocati che ha portato il caso in tribunale. Ieri sera un centinaio di manifestanti hanno occupato parte del centralissimo viale Habib Bourguiba, a Tunisi, protestando contro l’arrivo del “boia di donne” come chiamano il principe ereditario.

Per Messaoud Romdhani, presidente del Forum tunisino dei diritti economici e sociali (FTDES), il rifiuto si basa su tre ragioni: «La prima è la morte di Khashoggi, un crimine spregevole. In secondo luogo la guerra yemenita, dove ci sono decine di migliaia di civili, morti e feriti. E in terzo luogo, la situazione dei diritti umani in questo paese».

Per questa mattina, in concomitanza con la visita – la prima di un membro della famiglia reale saudita dalla rivoluzione del 2011 – è stata organizzata una manifestazione a Tunisi con lo slogan “Nessun assassino a casa nostra”.

Lo scalo tunisino di Bin Salman sarebbe accompagnato da un deposito di due miliardi di dollari alla Banca Centrale e dalla fornitura di petrolio a tassi preferenziali. «Siamo vigili nel rifiutare qualsiasi forma di interferenza nella gestione della nostra fase di transizione democratica» ha commentato Jamel M’Sallem, presidente della Lega tunisina dei diritti umani (LTDH).

Se in Tunisia la protesta batte tutti i record, con società civile, sindacati e associazioni decisamente ostili alla visita, in Algeria e in Mauritania, oltre ai social network, si fanno sentire altre voci di protesta, più politiche. La tappa del principe in Marocco, tradizionale e storico alleato di Riyadh, è stata invece eliminata dal programma di questo tour. Un ulteriore segno delle tensioni silenziose tra i due regni. (Dire / Radio France Internationale / France 24)

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