Tunisia: stretta autoritaria su altre due storiche associazioni
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47 associazioni già sciolte e congelati i beni di altre 36 organizzazioni
Tunisia: offensiva di Saied. Chiuse due storiche organizzazioni per i diritti
Le autorità hanno bloccato le attività del Forum per i diritti economici e sociali e dell'Associazione delle donne democratiche. Pretesti amministrativi per colpire chi documenta le violazioni sui migranti e difende le libertà fondamentali
29 Ottobre 2025
Articolo di giba
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Militanti femministe in una manifestazione a Tunisi il 13 agosto del 2024 (Credit: HASNA/AFP)

La Tunisia intensifica la repressione contro la società civile con la sospensione simultanea di due delle più importanti organizzazioni indipendenti del paese.

Il 27 ottobre scorso le autorità hanno ordinato la chiusura temporanea del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES). Mentre pochi giorni prima, il 24 ottobre, era toccato all’Associazione tunisina delle donne democratiche (ATFD).

Due colpi che colpiscono il cuore della società civile tunisina e segnano un ulteriore giro di vite nel clima sempre più autoritario instaurato dal presidente Kais Saied.

Le ragioni formali della sospensione

In entrambi i casi, le autorità hanno giustificato le misure con presunte irregolarità amministrative. Per il FTDES si parla di “verifiche finanziarie e fiscali in corso”; per l’ATFD di “infrazioni” alla normativa sulle associazioni.

Ma gli osservatori concordano nel vedere dietro questi pretesti burocratici una chiara volontà politica: mettere a tacere le voci più critiche e indipendenti del paese.

La presidente dell’ATFD, Raja Dahmani, ha respinto le accuse affermando che l’associazione «rispetta totalmente le procedure legali» dopo aver regolarizzato la propria posizione in seguito a una notifica ricevuta nel novembre 2024.

Anche il FTDES ha denunciato «una politica deliberata di repressione dei militanti associativi» e ha espresso «piena solidarietà» all’ATFD, sottolineando come entrambe le sospensioni rientrino in «una nuova serie di misure che mirano a restringere ulteriormente lo spazio civile in Tunisia».

Il FTDES: in prima linea per i diritti dei migranti

Fondato dopo la rivoluzione del 2011, il Forum tunisino per i diritti economici e sociali rappresenta da anni una delle voci più autorevoli nella denuncia delle violazioni dei diritti umani in Tunisia.

L’organizzazione conduce indagini e campagne di mobilitazione su temi sensibili: dal traffico di migranti all’inquinamento ambientale, dai diritti dei lavoratori agricoli alle espulsioni di massa di migranti subsahariani.

È proprio il lavoro del FTDES sulla questione migratoria ad aver attirato le ire del governo. L’organizzazione ha denunciato ripetutamente come la Tunisia non possa più essere considerata un «luogo sicuro» per le persone soccorse in mare, documentando espulsioni di massa verso Libia e Algeria e le drammatiche condizioni dei migranti subsahariani nel paese.

Una testimonianza scomoda, soprattutto nel contesto degli accordi migratori che la Tunisia ha siglato con l’Unione europea.

Azioni politiche per indebolire la società civile

Il FTDES ha denunciato come la moltiplicazione di controlli finanziari e fiscali siano «misure a carattere politico, destinate a indebolire le associazioni indipendenti e a intimidire la società civile nel suo insieme».

Gli effetti di questa repressione sono molteplici: centinaia di migranti che dipendevano dalle attività del FTDES rischiano di trovarsi momentaneamente senza assistenza; altri attori della società civile ricevono un chiaro segnale di dissuasione; si indebolisce un elemento fondamentale di vigilanza democratica in un paese già segnato dall’isolamento politico.

L’ATFD: simbolo della lotta per la democrazia e i diritti delle donne

L’Associazione tunisina delle donne democratiche ha una storia ancora più lunga e una valenza simbolica particolare. Fondata nel 1989, durante la dittatura di Zine El-Abidine Ben Ali, da un gruppo di intellettuali, giuriste, accademiche e attiviste, l’ATFD nacque come movimento indipendente e critico verso il regime, che tentava di controllare il discorso femminista ufficiale attraverso organizzazioni vicine al potere.

Dichiaratamente laica, progressista e femminista, l’ATFD è stata in prima linea nella lotta per i diritti delle donne, la parità di genere, la libertà individuale e la democrazia.

Ha attraversato la dittatura di Ben Ali, contribuito alla rivoluzione del 2011 e continuato a battersi negli anni successivi per consolidare le conquiste democratiche.

La sua sospensione è quindi particolarmente significativa: colpisce un’organizzazione che incarna la resistenza della società civile tunisina attraverso decenni di lotte.

Una repressione che va avanti da tempo

La repressione contro le organizzazioni tunisine impegnate nella difesa dei diritti umani va avanti da tempo. Nel maggio del 2024, secondo quanto riportato da L’Avvenire, le autorità di sicurezza avevano fermato il presidente e il vicepresidente del Consiglio tunisino per i rifugiati (CTR), principale partner locale dell’agenzia delle Nazioni Unite, UNHCR.

Il Consiglio gestisce praticamente l’intera attività di supporto e di valutazione preliminare delle richieste di asilo per conto dell’agenzia ONU.

Accusa: associazioni criminali

Le accuse mosse erano di «formare un’associazione criminale finalizzata a facilitare l’ingresso illegale di persone in Tunisia».

Dopo poco tempo, analoga sorte è toccata al direttore e all’ex direttrice di Terre d’Asile, un’altra delle organizzazioni non governative attive nel paese per la protezione di migranti e rifugiati.

Come spiega Fulvio Vassallo Paleologo, l’inasprimento contro le associazioni e i legali che forniscono assistenza ai richiedenti asilo in Tunisia è diretta conseguenza del Memorandum d’intesa tra Unione Europea e Tunisia firmato nel 2023 sotto la guida di Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni.

I numeri della repressione sotto Saied

La sospensione di FTDES e ATFD non sono casi isolati, ma l’ultimo capitolo di una campagna sistematica contro la società civile iniziata dopo il colpo di stato dell’estate 2021, quando Saied si è impadronito dei pieni poteri.

Secondo quanto riportato dal sito Business News, 47 associazioni sono state sciolte a seguito di indagini, mentre le autorità hanno congelato i beni di altre 36 organizzazioni.

Mentre per Reuters, almeno 12 attivisti di spicco della società civile sono attualmente in carcere con varie accuse legate al loro lavoro. Il governo ha avviato inchieste contro decine di associazioni accusate di ricevere finanziamenti esteri, trasformando la normale attività delle ONG in un potenziale reato.

Una deriva regionale

La situazione tunisina si inserisce in un contesto nordafricano più ampio. In Libia, nell’aprile 2025, le autorità hanno ordinato la chiusura degli uffici di dieci organizzazioni internazionali per l’aiuto ai migranti, accusate di “alterare la composizione demografica” del paese.

Anche in Marocco le organizzazioni per i diritti umani subiscono crescenti restrizioni.

Soprattutto la questione migratoria diventa così il pretesto per un controllo sempre più stretto sulla società civile, in un momento in cui il ruolo delle ong nella protezione dei diritti umani è più cruciale che mai.

Proprio la scorsa settimana, almeno 40 migranti, tra cui bambini, sono morti al largo della costa tunisina di Mahdia, l’ennesima tragedia su una delle rotte più pericolose al mondo.

In questo contesto, la repressione delle voci indipendenti non solo rappresenta una regressione democratica, ma crea anche un pericoloso vuoto nella protezione delle persone più vulnerabili.

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