Prime elezioni libere
I dati, pur parziali, delle elezioni di domenica scorsa per l’Assemblea Costituente indicano il chiaro successo di Ennahda, il partito d’ispirazione islamista. Ma il quadro politico è in forte movimento.

Ennahda, il partito che si ispira al fondamentalismo islamico, ha vinto le elezioni del 23 ottobre per l’Assemblea costituente che avrà il compito di scrivere la nuova Costituzione del paese. L’Istanza superiore indipendente per le elezioni (Isie) sta rendendo noti dati ancora parziali, dai quali emerge con chiarezza questa tendenza, anche se non è ancora possibile calcolare i seggi attribuiti alle diverse liste. Mercoledì sera Ennahda ha totalizzato 53 seggi sui 217 dell’Assemblea costituente.

 

Non si tratta di una sorpresa, poiché la divisione dello schieramento laico avrebbe comunque favorito Ennahda, l’unico polo relativamente coeso, da tempo presente nel panorama politico del paese malgrado fosse fuori legge sotto il regime di Ben Ali, deposto il 14 gennaio scorso dauna rivolta popolare e rifugiatosi in Arabia Saudita.

 

Il sistema elettorale proporzionale a turno unico ha scoraggiato le alleanze e, di fronte al vuoto di rappresentanza in cui il regime aveva condannato la vita politica tunisina, troppo forte è stata la tentazione di ciascun partito di misurare la propria forza in vista di alleanze future.

 

Non sarà, almeno nell’immediato, una trasposizione pura e semplice del programma di Ennahda nella Costituzione e nel governo, che lo vedrà necessariamente alla testa come ha subito rivendicato il suo leader, Rachid Ghannouchi. La rivolta prima e ora le elezioni, le prime veramente libere nella storia del paese, hanno messo in moto energie dapprima sopite. Nessuno potrà permettersi di soffocarle immediatamente. Assisteremo dunque ad una stagione politica di grandi passioni.