Marocco / Tra oppressione e riforme

Costretta a sposare il suo stupratore, Amina, 16 anni appena, si è suicidata. Il suo gesto non è stato dimenticato, anzi ha dato vigore alle donne che esigono diritti ed esprimono partecipazione. E incalzano il re Mohammed VI.

Il Marocco potrebbe apparire il paese nordafricano più lontano dalle primavere arabe, dove l’eco delle rivolte è giunta più flebile. Secondo Noam Chomsky e altri intellettuali, invece, il focolare delle primavere arabe sarebbe da cercare proprio qui, più precisamente nel territorio dimenticato del sud marocchino. Succedeva nel novembre 2010, quando “primavera araba” era un’espressione ancora da coniare e persino da immaginare, nell’accampamento di Gdeim Izik, vicino alla città di El Aiun, nel Sahara Occidentale, stato riconosciuto dall’Unione africana ma non dal Marocco.

Qui i sahrawi chiedevano al governo marocchino, oltre all’autodeterminazione, più diritti e democrazia: gli è stato risposto con la violenza. Queste proteste si sono poi estese nel paese, portando nelle piazze studenti, donne, uomini, attivisti, riuniti nel “movimento del 20 febbraio”. Qualcosa, però, ha impedito che la forza propulsiva dei moti sfociasse in una “primavera”. Considerata la struttura monarchica e le carenze in materia di diritti ed eguaglianza non mancavano i presupposti per una rivoluzione, ma il re e gli organi della politica sono stati celeri nel mettere in campo riforme su temi sensibili e la modifica della costituzione, al fine di prevenire un eccessivo surriscaldamento delle masse.

In merito alla condizione femminile, nel 2012 un evento in particolare ha sconvolto l’opinione pubblica all’interno e all’esterno dei confini del regno. A simboleggiare l’oppressione delle donne in Marocco e nel mondo arabo in generale è stata la drammatica vicenda di Amina Filali, la ragazza minorenne che nel marzo dell’anno scorso si è tolta la vita dopo essere stata costretta a sposare il suo stupratore. Il suo coniuge e suo incubo peggiore convivevano nello stesso uomo, che dopo il matrimonio aveva continuato a picchiarla e maltrattarla. Amina è solo una delle vittime della persistenza di forti e radicate leggi arcaiche e di alcune leggi statali completamente ingiuste, che rendono la vittima il vero condannato.

Attraverso il caso di Amina, il mondo ha scoperto che in Marocco vige una legge che permette a chi viene accusato di abusi sessuali o rapimento di minore di evitare il carcere sposando la propria vittima. Si tratta di un vero e proprio incoraggiamento allo stupro, afferma senza mezzi termini Rhizlaine Benachir, del Forum delle donne marocchine Joussour…

 

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