Che la corruzione in Africa sia una piaga largamente diffusa è cosa risaputa ma per la prima volta in Uganda si è potuto quantificarne la portata nell’ambito dell’amministrazione pubblica. Almeno per quanto riguarda le modalità di accesso al posto di lavoro.
Il rapporto diffuso il 20 agosto scorso dall’Ispettorato del Governo – un’istituzione indipendente incaricata di eliminare la corruzione e l’abuso di ufficio nel sistema pubblico – evidenzia una corruzione sistematica nel processo di assunzione del personale nel settore pubblico, con gravi ricadute sull’economia e sul welfare nazionale.
Vi si certifica infatti che tra il 2018 e il 2022, il 35% dei candidati alla ricerca di un posto nella pubblica amministrazione ha pagato una tangente per ottenere l’impiego.
In pratica, quasi 133mila dei 480mila dipendenti pubblici ugandesi ha avuto il lavoro pagando, in particolare nei settori della sanità e dell’istruzione.
Si parla di 29 miliardi di scellini ugandesi (circa 7 milioni di euro) finiti in tangenti in cinque anni, con alcuni reclutatori che chiedevano da 3 milioni di scellini (oltre 700 euro) per posizioni di basso livello, fino a 50 milioni (oltre 12mila euro) per incarichi di livello superiore.
In totale si stima che nello stesso arco di tempo siano state chieste tangenti per un valore complessivo di 78 miliardi di scellini, pari a quasi 19 milioni di euro.
Gravi ripercussioni
Molti dei candidati hanno dovuto quindi indebitarsi per pagare le tangenti, “nella speranza di recuperare il denaro attraverso altre tangenti una volta assunti”, ha dichiarato l’ispettore generale Beti Kamya Turwomwe.
Turwomwe ha anche evidenziato come queste pratiche abbiano favorito persone incompetenti e incapaci di amministrare il bene pubblico, in particolare in settori critici come la sanità e l’istruzione, a scapito di altre con studi e preparazione specifiche, compromettendo la fornitura di servizi cruciali alla popolazione.
Un sistema rodato che si basa su accordi informali facilitati da intermediari, documenti falsi, nomine “fantasma”, collocamenti nepotistici e pagamenti diretti in denaro ai funzionari locali.
Pratica diffusa a livello locale
Un altro aspetto messo in luce dal rapporto è gran parte del reclutamento tramite tangenti avviene a livello distrettuale – l’Uganda è suddiviso amministrativamente in 146 distretti -, con cifre che arrivano fino all’85%.
Nell’indice globale di percezione della corruzione di Transparency International, l’Uganda è al 140° posto su 180 nazioni, con circa 400 milioni di dollari persi ogni anno – quasi il 10% del suo bilancio nazionale -, a fonte di un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 40%, secondo il Norwegian CHR Michelsen Institute.
La strada individuata dall’Ispettorato per mettere fine a queste pratiche è quella di standardizzare e centralizzare il processo di reclutamento, rafforzando la supervisione e introducendo portali di reclutamento elettronico per limitare l’interferenza umana nel processo di selezione.