Il primo ministro ugandese Ruhakana Rugunda ha annunciato ieri la revisione della tassa imposta dal governo sull’utilizzo dei social media e sulle transazioni monetarie eseguite con telefoni cellulari.

La decisione è stata presa al termine di una giornata di proteste, represse dalla polizia con l’uso di lacrimogeni e di proiettili veri, e guidate dal popolare cantante ugandese e membro indipendente del parlamento, Robert Kyagulanyi, meglio noto come Bobi Wine. Le forze di sicurezza non hanno reso noto il numero degli arrestati.

La legge, in vigore dall’inizio del mese, è sostenuta fortemente dal presidente Yoweri Museveni, secondo il quale le tasse servono per aumentare le entrate del governo – non è stata però quantificata l’entità degli introiti previsti – e per porre fine ai “pettegolezzi” su WhatsApp, Facebook, Twitter, Google Hangouts, YouTube, Skype, Yahoo Messenger. Oppositori e organizzazioni come Amnesty International hanno invece accusato il leader settantacinquenne di voler soffocare le voci di dissenso.

La tassa riguarda il social media ma anche l’utilizzo di quelli che sono descritti come servizi Over The Top (OTT), che offrono video, “voce e messaggistica su Internet”. Gli utenti sono invitati a effettuare un pagamento elettronico (pari a circa 4 centesimi di euro) prima di poter accedere ai siti.

Il provvedimento impone inoltre un prelievo dello 0,5% sul valore totale delle transazioni di denaro effettuate tramite telefonia mobile – imposto a chi invia ed anche a chi riceve – che colpisce duramente gli utenti più poveri.

Questa nuova imposta è in linea con la politica adottata anche dalla Tanzania che ha recentemente introdotto una tassa controversa di 930 dollari sull’attività dei blogger e degli editori online. In Kenya, il presidente Uhuru Kenyatta ha invece firmato di recente un altrettanto contestato disegno di legge sui reati informatici. (Africanews)