Uganda: il capo dell’esercito oscura l'informazione
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Senza fornire spiegazioni il figlio del presidente ha imposto la chiusura del Daily Monitor, di NTV Uganda e di altre emittenti televisive e radiofoniche del Nation Media Group
Uganda: il capo dell’esercito oscura i più importanti organi di informazione
In una serie di post su X Muhoozi Kainerugaba afferma di "non credere della libertà di stampa" e che questo "è solo l'inizio". L'opposizione teme una nuova stretta repressiva
29 Giugno 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Il figlio primogenito del presidente e capo delle forze armate ugandesi, generale Muhoozi Kainerugaba

Senza fornire spiegazioni, il capo delle forze armate dell’Uganda, Muhoozi Kainerugaba, ha ordinato ieri la chiusura del Daily Monitor, il più grande quotidiano indipendente dell’Uganda, e di NTV Uganda, una delle maggiori emittenti private del paese, entrambe di proprietà di Nation Media Group (NMG), il più importante gruppo mediatico dell’Africa orientale con sede in Kenya e quotato alla borsa di Nairobi.

Con una serie di post sulla piattaforma X, Muhoozi ha affermato di “non credere nella libertà di stampa” nel paese, aggiungendo che le testate “non riapriranno senza il mio permesso”.

Kainerugaba ha anche dichiarato che gli ordini erano stati approvati da suo padre, il presidente di lungo corso Yoweri Museveni, e che sono in corso “discussioni con i nostri alleati nel Regno Unito e in Europa riguardo alla riapertura sia di NTV che di Daily Monitor”. I risultati, ha aggiunto poi, saranno sottoposti al padre “per l’approvazione finale”.

A partire dalla mattina del 28 giugno, dunque, NTV Uganda, Spark TV, Dembe FM, KFM e altre emittenti televisive e radiofoniche di NMG nel paese sono tutte fuori servizio, con i militari che presiedono la sede del Daily Monitor nella capitale Kampala, impedendo al personale di entrare o uscire dalla struttura.

Le minacce contro le emittenti private da parte del capo delle forze armate ugandesi sono proseguite ieri con una serie di altri post, in cui Muhoozi sosteneva di avere il potere di chiudere qualsiasi gruppo mediatico volesse, aggiungendo: “Ho questo potere dal 2017. Questo potere mi è stato dato da mio grande padre presidente”.

In altri post successivi, Kainerugaba dichiarava che “NTV e Daily Monitor sono chiusi per sempre!”, che la loro chiusura “è solo l’inizio. Ne fermeremo molti altri”, e che “sento che sia NTV che Daily Monitor stanno perdendo 5 milioni di dollari al giorno a causa della mia chiusura. Questa è una buona notizia per me”.

Repressione crescente

Una ferma condanna è arrivata dal principale gruppo di opposizione in Uganda, la Piattaforma di Unità Nazionale (NUP) che ha parlato di “un attacco primitivo alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini all’accesso all’informazione”.

Esprimendo solidarietà ai giornalisti e al personale delle testate prese di mira, il NUP ha poi invitato “tutti i cittadini e le istituzioni, in particolare gli attori politici e i membri della società civile, a prepararsi a una maggiore repressione nei prossimi giorni a causa dell’aggravarsi della crisi costituzionale nel paese”.

Sulla questione si è espressa anche l’associazione di categoria delle emittenti ugandesi (National Association of Broadcasters – NAB) che si è detta preoccupata per la sospensione, affermando di essere in contatto con le autorità governative per accertare le circostanze che hanno portato alla chiusura e per cercare una soluzione amichevole.

La stampa da sempre sotto attacco

In Uganda l’informazione è da tempo nel mirino del regime, sottoposta a censure, restrizioni e minacce. Nell’indice della libertà di stampa di Reporter senza Frontiere il paese è posizionato al 143esimo posto su 180, con una situazione ritenuta “molto grave”.

Lo stesso Daily Monitor è stato in più occasioni criticato per la sua linea editoriale dal presidente Museveni, che è arrivato a definirlo un “giornale nemico e malvagio”.

Nel febbraio 2007, solo due mesi dopo il suo lancio, NTV Uganda era stata chiusa, in seguito alle accuse del governo di diffondere notizie negative.

Nel maggio 2013, poi, la polizia aveva fatto irruzione negli uffici del Daily Monitor e di due emittenti radiofoniche collegate dopo la pubblicazione di una lettera che presumibilmente collegava alti funzionari governativi al cosiddetto “Progetto Muhoozi“, un presunto piano politico-militare volto a favorire la successione di Kainerugaba, alla guida del paese.

Un piano su cui il quotidiano era tornato anche in anni più recenti.

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