Uganda: arrestata l’avvocata e attivista per i diritti Sarah Bireete
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In vista delle elezioni del 15 gennaio il candidato dell’opposizione alla presidenza Bobi Wine denuncia la preparazione di brogli
Uganda: arrestata l’avvocata e attivista per i diritti Sarah Bireete
31 Dicembre 2025
Articolo di Redazione
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Il principale candidato dell'opposizione alla presidenza Robert Kyagulanyi, noto come Bobi Wine, durante un comizio elettorale (Credit: National Unity Platform)

A meno di due settimane dalle elezioni presidenziali e legislative del 15 gennaio è stata arrestata ieri ed è in custodia cautelare in Uganda Sarah Bireete, avvocatessa, attivista per la promozione dei diritti umani e direttrice esecutiva del Centre for Constitutional Governance (CCG). Birete è anche presidente dell’East and Horn of Africa Election Observers Network (EHORN) e del Global Network of Domestic Election Monitors (GNDEM).

Personalmente coinvolta nelle attività di monitoraggio della società civile relative al processo elettorale, l’attivista ha criticato apertamente il coinvolgimento delle forze di sicurezza nei processi politici in diversi paesi dell’Africa e ha costantemente sollevato preoccupazioni sulla militarizzazione, lo svolgimento delle elezioni e la tutela delle libertà civili.

La notizia dell’arresto, tuttora senza motivazioni ufficiali, è stata data dalla polizia di Kampala e confermata da Kituuma Rusoke, portavoce della polizia, che ha dichiarato che il fascicolo delle imputazioni, in preparazione, sarà inoltrato al Direttore della Pubblica Accusa (DPP), incaricato di formulare le eventuali accuse.

L’arresto di Bireete ha sollevato preoccupazioni tra i difensori dei diritti umani e gli esperti di governance che stanno monitorando attentamente la situazione.

Intervenendo in merito all’arresto di Bireete, il popolare leader della National Unity Platform (NUP) Robert Kyagulanyi, noto come Bobi Wine e principale avversario politico di Yoweri Museveni – 81 anni, al potere dal 1986 – nelle imminenti elezioni, ha descritto l’arresto come parte di un più ampio schema di repressione contro leader della società civile, giornalisti e difensori dei diritti umani durante il periodo di campagna elettorale.

Ha inoltre aggiunto che Bireete era stata esplicita nel condannare quelli che ha definito eccessi e brutalità da parte delle agenzie di sicurezza. E ha chiesto il rilascio immediato dell’attivista, esortando le autorità a rispettare le libertà costituzionali e lo stato di diritto.

“A ogni ciclo elettorale, il regime prende di mira leader della società civile, giornalisti e attivisti per i diritti umani con arresti, rapimenti, torture ed espulsioni”, ha dichiarato Kyagulanyi.

Brogli in preparazione?

Il leader dell’opposizione con dei post sui social network ha inoltre denunciato la preparazione di brogli da parte del regime, che avrebbe effettuato registrazioni multiple di elettori collocati in seggi elettorali diversi, a breve distanza l’uno dall’altro, in modo che potessero votare più volte.

“Questo – scrive – è il motivo per cui si sono rifiutati, fino ad ora, di pubblicare il Registro Nazionale degli Elettori definitivo per consentire ai nostri team di effettuare analisi tempestive e denunciare la criminalità”.

In previsione di un blackout di internet durante le votazioni “per impedire ai cittadini di organizzarsi, verificare i risultati elettorali e chiedere conto del massiccio furto elettorale”, come già avvenuto in precedenza, Wine ha inoltre invitato i suoi sostenitori a scaricare un’app di messaggistica peer-to-peer decentralizzata che funziona interamente su reti Bluetooth.

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