Adesso gli occhi sono tutti puntati su di lui. Sul presidente ugandese Yoweri Museveni che impersonifica ed esercita il potere dal 1986. Senza interruzioni, fino ad oggi.

La legge che prevede l’ergastolo per gli omosessuali in Uganda, approvata dal parlamento di Kampala qualche giorno prima di Natale, entrerà in vigore se Museveni la firmerà.

Se la legge dovesse diventare operativa, si tratterebbe non solo di una scure sui diritti umani di omosessuali e lesbiche ugandesi ma di una sconfitta civile per un intero paese, sebbene numerosi uomini politici e soprattutto leader religiosi appartenenti a correnti cristiano-evangeliche in stile americano, sempre più diffuse in Uganda, abbiano contribuito al radicamento di un forte sentimento di omofobia tra la popolazione.

Dal testo anti-gay approvato dal parlamento è stata eliminata, e Dio ce ne scampi, la pena di morte per il “reato” di omosessualità. Pena di morte che faceva invece parte del progetto di legge originale presentato nel 2010. Tuttavia, per gli omosessuali “recidivi” – così vengono definiti nel testo di legge, proprio come i criminali e i peggiori delinquenti – è previsto il carcere a vita, mentre sarà considerato reato anche semplicemente discutere in pubblico di omosessualità e chi non denuncerà un gay alle autorità potrà finire in prigione.

Dall’Onu all’Unione europea agli attivisti per i diritti umani, come era ovvio attendersi, si è levato un univoco coro di critiche alla legge ugandese. Alcune organizzazioni umanitarie hanno anche messo in guardia sulle conseguenze devastanti che questa legge potrebbe avere in termini di diffusione dell’Hiv/aids, dato che per gli omosessuali diventerebbe pressoché impossibile accedere alle cure e ai sistemi di prevenzione, ritrovandosi ancor più discriminati di quanto non lo siano oggi in Uganda.

Il presidente Museveni ha ora nelle sue mani il potere di determinare il destino di questa legge e, con essa, quello dei diritti umani e civili del paese.

Cosa farà il presidente? Darà ascolto alle pressioni di leader religiosi e politici che vedono nell’omosessualità il grande male da annientare? Oppure coglierà l’occasione per dare un po’ lustro all’immagine dell’Uganda, spesso oggetto di critiche da parte della comunità internazionale e degli attivisti per i diritti umani?

Il portavoce di Museveni assicura che il presidente non ha nessuna fretta di decidere e che farà la sua scelta dopo aver ponderato tutti gli aspetti della questione. Tra questi ce n’è sicuramente uno che il presidente ugandese dovrà prendere in seria considerazione: il rischio che i donatori occidentali chiudano i rubinetti degli aiuti a Kampala, se la legge anti gay dovesse entrare davvero in vigore.

Sarà questo rischio ad impedire che, in Uganda, i diritti umani degli omosessuali siano definitivamente annientati?