Uganda

Emilian Kayima, portavoce della polizia ugandese, ha dichiarato che sabato scorso le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in una moschea di Kampala e hanno scoperto che ospitava un centro «per la radicalizzazione islamista». Il centro sarebbe stato trovato seguendo un uomo sospettato di aver partecipato a rapimenti e omicidi nei mesi scorsi.  

Nell’operazione, un poliziotto è rimasto ferito, due uomini sono rimasti uccisi, 36 sono stati arrestati e accusati di detenzione di armi. Sono inoltre state liberate un centinaio di persone (18 donne e 94 bambini, apparentemente provenienti anche dal Rwanda, Burundi e Kenya) che erano trattenuti contro la loro volontà. La polizia crede che siano stati rapiti per costringerli al processo di radicalizzazione e per chiedere un riscatto alle famiglie. Le persona liberate sembravano denutrite e traumatizzate.

La moschea, situata in un quartiere particolarmente degradato, è costituita da lamiera e teli di plastica. Si trova nelle vicinanze di una stazione di autobus e di un deposito di container. Un funzionario dell’amministrazione locale, Hassan Kiberu, ha dichiarato che l’imam della moschea era stato arrestato un mese fa perché diffondeva messaggi radicali. Ha anche aggiunto che non era mai entrato nella moschea perché l’ingresso non era libero.

Le indagini sono cominciate in febbraio quando è stata trovata uccisa Susan Magara, di un’influente famiglia ugandese, tre settimane dopo il rapimento e la richiesta del riscatto. Il crimine aveva traumatizzato il paese e il presidente Museweni aveva ordinato che le indagini fossero affidate alle forze per la sicurezza nazionale. (News 24)