Uganda: ospedalizzato l’oppositore Kizza Besigye - Nigrizia
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Il 70enne è collassato durante un’udienza in tribunale dove è accusato di tradimento. Da tempo chiedeva di essere ricoverato
Uganda: ospedalizzato l’oppositore Kizza Besigye
L’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, denuncia la repressione del dissenso, una graduale erosione dello stato di diritto, un crescente coinvolgimento dei militari nelle istituzioni civili e una progressiva riduzione dello spazio civico
31 Luglio 2026
Articolo di Redazione
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Kizza Besigye (a sinistra) con il suo coinputato Ajji Obeid Lutale Kamulegeya durante il processo

Kizza Besigye, settantenne leader del partito di opposizione ugandese People’s Front for Freedom (PFF) in carcere da 20 mesi, è stato ricoverato in un’unità di terapia intensiva nel Mulago National Referral Hospital di Kampala dopo essere collassato durante un’udienza in tribunale il 29 luglio.

Lo ha comunicato la moglie Winnie Byanyima, che dirige tra l’altro il Programma delle Nazioni Unite per l’HIV/AIDS (UNAIDS) nel paese. Byanyima ha inoltre chiesto che il marito, visibilmente debilitato e dimagrito e da mesi in precarie condizioni di salute, venga trasferito dall’ospedale pubblico a una clinica privata dove possa essere curato dal suo medico personale.

Su X la donna ha scritto ieri che il marito è “privo di sensi, incapace di parlare e non reattivo”.

Repressione transnazionale

Besigye si trovava in prigione dal novembre 2024, dopo che era stato catturato in Kenya da agenti della sicurezza ugandese insieme al suo assistente Hajji Obeid Lutale Kamulegeya. Entrambi erano stati rimpatriati in Uganda, dove erano stati successivamente accusati di tradimento.

Adam Ampa Besigye, figlio dello storico oppositore, ha rivolto pubblicamente un accorato appello al presidente Yoweri Museveni e al figlio, il capo dell’esercito Muhoozi Kainerugaba, esortandoli a rilasciare dalla detenzione il padre che aveva visto svenire durante l’udienza, che si tiene davanti a un tribunale militare e senza che l’imputato possa disporre di suoi avvocati di fiducia.  

Difensori nel mirino

Il 15 giugno il suo difensore, l’ex sindaco di Kampala Erias Lukwago, era stato prelevato a forza nella sua abitazione e in seguito condotto in carcere, accusato anche lui di reati legati al tradimento. La sua richiesta di libertà su cauzione è stata respinta per ben due volte dall’Alta Corte di Kampala, nonostante la necessità di cure mediche.

Pochi giorni dopo, il 22 giugno, le autorità avevano fermato all’aeroporto di Entebbe la sua avvocata kenyana, l’ex ministra della Giustizia Martha Karua, impedendole l’ingresso nel paese e dichiarandola persona non grata.

Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno denunciato il sequestro e la detenzione di Lukwago come un arresto arbitrario e un’azione volta a reprimere il dissenso nel paese.

Oppositori minacciati

Dal rapimento di Besigye in Kenya non si è mai fermata la campagna di avvocati, sostenitori e attivisti per i diritti umani che sostengono che le accuse contro Besigye e altre figure di rilievo dell’opposizione siano motivate politicamente e che la loro detenzione rientri nella repressione in corso contro tutti gli oppositori di Museveni.

Il più noto tra loro, Robert Kyagulanyi Ssentamu, alias Bobi Wine, è stato costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti con la sua famiglia, temendo per la sua vita, dopo minacce dirette di morte postate da Kainerugaba su X e dopo aver denunciato brogli e illegalità nelle elezioni presidenziali del gennaio scorso, in cui Museveni era stato rieletto per la settima volta dal 1986.

L’allarme dell’OHCHR

A tale proposito, proprio in questi giorni, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha denunciato la repressione del dissenso in Uganda, unitamente a una graduale erosione dello stato di diritto, al crescente coinvolgimento dei militari nelle istituzioni civili e alla riduzione dello spazio civico, tutti fattori che – secondo Türk – stanno creando un clima di paura in tutto il paese.

L’Ufficio ONU per i diritti umani (OHCHR) sostiene che, dalle elezioni di gennaio, almeno 50 leader e sostenitori dell’opposizione, 5 difensori dei diritti umani e altrettanti giornalisti sono stati vittime di violazioni dei diritti umani.

Sparizioni forzate, tortura e maltrattamenti si sono verificati, così come arresti e detenzioni arbitrarie in base a decreti non conformi con il diritto internazionale. Inoltre, da gennaio 2026 sono state sospese 10 importanti organizzazioni della società civile.

Nella sua denuncia, Türk ha invitato il governo ugandese «a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale in materia di diritti umani, della Carta africana e della Costituzione ugandese per garantire una società civile dinamica in cui tutti possano esprimere liberamente le proprie opinioni e partecipare agli affari pubblici».

Una prospettiva che pare purtroppo allontanarsi sempre più non solo in Uganda, ma anche in altri paesi “democratici” dell’Africa orientale, come il Kenya e la Tanzania.

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