Nominato a capo della guardia presidenziale il figlio
Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha affidato il comando della sua guardia al figlio, Keinerugaba Muhooz. Un modo per preparare la successione al potere, secondo l’opposizione.

È accaduto anche in Gabon, quando il filgio del defunto presidente Omar Bongo, Ali Ben Bongo, ha ricoperto l’incarico di ministro della difesa, preparandosi a succedere al padre. Fatto poi accaduto la scorsa estate, durante elezioni contestate. Ora è il turno dell’Uganda. Il presidente Yoweri Museveni, ha posto la sua guardia presidenziale sotto il comando di un’unità di elite guidata dal figlio: il colonnello Keinerugaba Muhooz. Una mossa che, secondo le accuse dell’opposizione, potrebbe servire a Museveni per facilitare la successione del figlio alla guida del paese.

«Quello che il presidente Museveni ha fatto, conferma le peggiori paure del popolo ugandese, facendo della presidenza un affare monarchico, consacrando il figlio alla sua successione» ha fatto sapere l’opposizione.
Il portavoce dell’esercito, Felix Kulaigye, ha dal canto suo replicato dichiarando che il provvedimento giunge nel quadro di un riordino generale delle forze armate.

Museveni, 66 anni, si trova al potere dal 24, e, dopo che ha eliminato dalla costituzione ogni limite al numero di mandati consecutivi, potrebbe candidarsi ancora una volta alle elezioni presidenziali, in programma nel febbraio 2011.
Il presidente ugandese ha partecipato alla destituzione, nel 1979, del dittatore Idi Amin, per poi avviare una battaglia contro il suo ex alleato, Milton Obote, e il suo sucessore, Tito Okello. Nel 1986 conquistò la capitale Kampala, diventando presidente.

Importante produttore di petrolio, il paese ha svolto una funzione centrale nell’instabilità che ha regnato nella regione dei grandi laghi negli ultimi due decenni. Dall’Uganda ha preso infatti il via la ribellione Tutsi che ha portato al potere in Ruanda, nel 1994, l’attuale presidente Paul Kagame.
L’unità speciale attualmente guidata dal figlio di Museveni ha partecipato anche agli scontri che hanno visto opporsi nel 2007 gli eserciti congolese e ugandese per il controllo della regione circostante il lago Alberto, condiviso con la vicina Repubblica Democratica del Congo. Kinshasa accusava Kampala di appropriarsi in modo indebito del petrolio congolese.